Cgil al governo: soldi per gli ammortizzatori
di Vindice Lecis wROMA La Cgil non ci sta. Critica il governo «che non ha capito bene cosa vuol dire equità» e rifiuta un ventilato scambio tra un miglioramento della riforma delle pensioni e l'annullamento dell'articolo 18. Susanna Camusso chiede, invece, «nuove risorse per la riforma degli ammortizzatori sociali e la riduzione della precarietà». La trattativa tra governo e parti sociali (un vertice si terrà la settimana prossima), rischia infatti di non produrre grandi risultati se, come ha annunciato il ministro Fornero nei giorni scorsi, la riforma del mercato del lavoro dovrà essere a «costo zero». Le riforme, ha spiegato Camusso, «non si possono fare senza soldi. Non lo possono pagare i lavoratori e non si possono caricare le imprese». Posizione condivisa dal segretario della Uil, Angeletti: «La dichiarazione del ministro Fornero sul fatto che non ci sono soldi non è incoraggiante. Così non credo che arriveremo a una conclusione». Si tratta di uno dei punti di scontro, oltre all'articolo 18. Nel corso del faccia a faccia di mercoledì mattina, Camusso ha ripetuto al ministro Fornero che la Cgil chiede «il rafforzamento e l'estensione degli ammortizzatori sociali rendendoli universali e utilizzabili anche da quei lavoratori che al momento non ce li hanno». Camusso ha ripetuto ieri che l'emergenza più grave da affrontare è il lavoro: «La cosa che continuiamo a chiedere al governo è di ridurre la precarietà e le forme di ingresso. Non ci convinceranno che intervenire sui licenziamenti discriminatori rappresenti un'opportunità di crescita per il paese». Per quanto riguarda il tema della flessibilità e le polemiche sull'articolo 18, per la Cgil l'unica modifica possibile ha a che fare con la gestione dei tempi dei processi mentre ogni altra revisione «è impraticabile». Per questo al segretario Cgil non piace la proposta Cisl: «L'articolo 18 resta una norma di civiltà». Mentre ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, sottolineava che il mercato del lavoro in Europa «dovrebbe vedere ridotta la rigidità e incrementata la flessibilità incrementatata», Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e il ministro Fornero affrontavano i tanti temi oggetto della riforma del mercato del lavoro. Si è parlato, ha riferito Marcegaglia, «non solo di articolo 18, ma anche di quello. Direi che è stato un incontro molto utile». Oggetto del confronto «apprendistato, contratto di inserimento, quello che il ministro chiama la cattiva flessibilità in entrata, riforma degli ammortizzatori sociali con alcune cose da fare subito mantenendo quelli che ci sono e poi, magari, pensare a un'architettura diversa per il futuro. E ovviamente anche del tema dell'articolo 18 e della flessibilità in uscita». Le parti sociali (sindacati, imprese, credito) si sono incontrate ieri sera per il primo tavolo tecnico. L'obiettivo è la definizione di una piattaforma condivisa da presentare al governo. I sindacati hanno aperto anche il fronte delle pensioni. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato ieri a Roma ad un presidio unitario contro una «riforma sbagliata» come denunciato Susanna Camusso. «Neanche nel nostro peggior incubo avremmo potuto immaginare una riforma così», ha commentato Luigi Angeletti. E Bonanni ha sottolineato «le distanze» con la posizione del governo varata «senza alcun confronto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA