Rapina ai pensionati di San Giovanni Parla la vittima

IVREA E' salito sul banco dei testimoni Antonio Poddesu, il pensionato non vedente che nel giugno 2010 ha perso la moglie, Matilde Ruggiero, durante una rapina finita in tragedia. Martedì mattina, nell'aula del tribunale di Ivrea, si discuteva, però, il processo per la rapina che i coniugi avevano subito sette anni prima, nel settembre del 2003. Questo procedimento nasce dalle intercettazioni ambientali e telefoniche dell'inchiesta per omicidio. Sul banco degli imputati Daniele Di Pinto, 32 anni, difeso dall'avvocato Massimo Campanale, e i fratelli Roberto e Carmelo Corrado, 51 e 50 anni, difesi dall'avvocato Celere Spaziante. I tre sono accusati di concorso in rapina. E' Di Pinto che parlando con alcuni amici racconta di quella rapina del 2003 e fornisce particolari utili agli inquirenti. Ma lo stesso imputato, però, qualche mese dopo scrivere al pm per dirgli che lui di quella rapina ha solo sentito parlare dai suoi ex amici, ma che non vi ha preso parte. In aula Antonio Poddesu (parte civile con l'avvocato Anna Zoccali), rispondendo alle domane del procuratore della Repubblica, Elena Daloiso, ha spiegato in maniera un po' confusa quello che era accaduto. «Eravamo tornati a casa da poco. Io ero sul divano. Hanno suonato alla porta e mia moglie è andata ad aprire». Il testimone parla di due giovani che scaraventano a terra la donna. Vogliono i soldi, i loro risparmi. «A quel punto, gli ho detto di cercarli nella lavastoviglie». Prima che i due vadano via, con un bottino di 5.000 euro, Poddesu riesce a toccare la faccia a uno dei due. «Aveva una maschera, probabilmente un passamontagna». Ad aver la peggio, durante questa rapina, è Matilde Ruggiero. La donna, infatti, resterà in ospedale per tre mesi. Il processo è stato aggiornato al 29 maggio per gli ultimi testimoni e la discussione. Il tribunale ha, inoltre, revocato la custodia in carcere in carcere per Roberto Corrado. (vi.io.)