Si lascia morire gettandosi nel canale

di Vincenzo Iorio wSTRAMBINO Gli esperti dicono che si tratti di un black out. Quando l'unico colore del tuo domani è il nero, la mente si spegne. È questo, con ogni probabilità, quello che è successo a Fabio Enrico, 33 anni, ingegnere dell'Asa Servizi, professionista conosciuto e apprezzato da tutte le amministrazioni comunale del Canavese. Sabato mattina è uscito di casa come se nulla fosse. Ha salutato i genitori ed è salito a bordo della sua autovettura. Doveva rientrare per pranzo, come aveva lasciato intendere, ma a Carrone, dove abitava, non ha mai più fatto ritorno. In serata, dopo ore di ricerche, i sommozzatori dei vigili del fuoco lo hanno trovato nel canale che porta alla Centrale di Montalto Dora, nella zona del campo sportivo. L'allarme era scattato nel primo pomeriggio, quando i suoi parenti erano andati dai carabinieri di Strambino. Fabio è uscito di buon mattino e non è più tornato. Al cellulare non risponde. Certo, è un professionista molto impegnato, ma il timore è che possa essergli accaduto qualcosa di brutto. Non è un mistero che l'uomo sta attraversando un momento non facile sul lavoro. In più pare che la sera precedente abbia avuto una piccola discussione con la fidanzata, nulla di particolare, ma il suo gesto di certo non è collegabile a questo. Alle prime ricerche partecipa anche un collega e caro amico. È lui che, conoscendo gli spostamenti di Fabio, va a guardare nelle vicinanze del pozzo dell'acquedotto di Borgofranco. Una zona isolata e in campagna, lungo la strada provinciale per Baio Dora. E' qui che viene trovata l'auto di Fabio Enrico. La macchina è aperta. All'interno non ci sono biglietti d'addio. Sulla neve, però, ci sono delle orme che portano diritte al canale. Sono le 17, quando sul posto arrivano carabinieri e le squadre "81 Turno B" e la "82 Turno B" dei vigili del fuoco di Ivrea. Si teme il peggio e da Torino vengono fatti arrivare il nucleo Saf (Speleo Alpino Fluviale) e quello dei sommozzatori. Sono i vigili del fuoco a seguire a piedi il canale. Dopo un paio di chilometri, all'altezza delle diga, affiora il corpo di Fabio Enrico, senza scarpe e senza vestiti. Ma chi era Fabio Enrico? A sentire i sindaci del territorio, era un professionista molto preparato e sempre disponibile. Chi lo conosce bene, racconta di un uomo oberato dagli impegni del lavoro, che ultimamente sentiva troppo, e mal sopportava, il peso delle tante responsabilità. Perché Fabio Enrico era il responsabile della manutenzione degli acquedotti che vanno da Rivarolo fino alla Valle Sacra, dalla Valchiusella fino all'Eporediese. «In questi anni - racconta Fausto Francisca, sindaco di Borgofranco - ogni qualvolta che ho avuto un problema, ho sempre avuto in lui un interlocutore serio e preparato. Era lui che decideva di inviare nei Comuni le squadre per le manutenzioni delle vasche di accumulo o per riparare le piccole perdite dell'acquedotto. Ultimamente, con lui avevamo anche discusso su un piano di interventi per migliorare la nostra rete. Raramente ho trovato persone così disponibili e dedite al lavoro». Sul suo profilo facebook, decine di amici hanno esternato stupore e dolore per quanto accaduto. «Per sempre resterai nei nostri cuori», scrivono. Le fotografie pubblicate parlano di uomo felice, sempre sorridente, vicino ai suoi amati cavalli, in una piazza di Città piena di aranceri, oppure durante una giornata in montagna sullo snowboard. ©RIPRODUZIONE RISERVATA