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di Luigi Irdi wROMA A distanza di 18 anni, il centrodestra ancora non l'ha mandata giù e lo si capisce nelle parole tiepide di Fabrizio Cicchitto: Scalfaro è stato, in tutte le cariche politiche e istituzionali ricoperte, un nostro coerente e agguerrito avversario politico. Il veleno di questa dichiarazione sta nell'aggettivo "istituzionali". Al Quirinale, dice in sostanza Cicchitto, Oscar Luigi Scalfaro non è stato il presidente di tutti gli italiani, ma degli italiani che guardano al centrosinistra. Com'è noto ormai anche ai muri, secondo Cicchitto e il cerchio magico berlusconiano l'imparzialità consiste nel dare ragione al Cavaliere comunque e così devono comportarsi tutti, dalla Corte Costituzionale al Quirinale fino al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Quindi la questione si potrebbe considerare di infimo interesse. E invece è molto interessante perché i rapporti di Oscar Luigi Scalfaro presidente con il centrodestra di Silvio Berlusconi, per come si sono sviluppati nei primi anni '90, hanno avuto il significato di uno scontro antropologico, una "guerra dei mondi", con Scalfaro, uomo della primissima repubblica, anche non poco bigotto e con qualche propensione alla tromboneria, tutto assorbito nella difesa non solo della Costituzione repubblicana, ma di un modo antico di vivere e fare politica (il suo), e l'altro, Berlusconi, l' "homo novus" sguaiatamente all'attacco delle regole con cui la Repubblica è nata nell'idea di affermare una costituzione materiale improntata più al comando che al governo. Come si sa, nel 1994, quando la Lega Nord affossò il primo governo Berlusconi, Scalfaro trovò in Parlamento una nuova maggioranza e nel rispetto delle procedure costituzionali rifiutò al centrodestra lo scioglimento delle Camere. Decisione che è costata a Scalfaro fino a ieri l'accusa di essere andato ben oltre le sue prerogative costituzionali, concetto riassunto nell'orribile termine "ribaltone" ripetuto allo spasimo dall'apparato mediatico berlusconiano. Di certo oggi si possono dire due cose. Che non ci fu nessun ribaltone e che Scalfaro agì nel pieno rispetto della carta fondamentale ma che fu anche felicissimo di averne la possibilità perché lui Berlusconi proprio non lo sopportava. E del resto come poteva un signore piemontese con la virginale aureola del costituente tollerare un imprenditore così lesto di mano da aver tentato di piazzare al ministero della Giustizia il suo avvocato personale, Cesare Previti? Proprio quello fu il momento in cui Berlusconi, nel 1994, si rese conto che avrebbe trovato in Scalfaro pane per i suoi denti. Quando gli presentò la lista dei suoi ministri tra cui, appunto, Previti alla Giustizia, Scalfaro non esitò un attimo e con la matita rossa e blu cassò la nomina seduta stante. Perché, pur se immerso in un universo politico e soprattutto culturale in rapida destrutturazione, Scalfaro era un uomo onesto ed era profondamente disgustato dall'invasione delle istituzioni da parte degli alieni targati Mediaset. E anzi, alla luce della storia più recente del Paese c'è qualche interrogativo in più che oggi bisogna porsi. Scalfaro divenne presidente della Repubblica nel 1992 in piena Tangentopoli e all'indomani degli attentati mafiosi a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Se era allora in corso l'evoluzione di un progetto eversivo, l'arrivo di un tipo come Scalfaro al Quirinale, così rigoroso e conservatore, fu probabilmente per alcuni un evento imprevisto e ingovernabile a cui era necessario porre rimedio. Poco dopo, nel '93 Scalfaro venne tirato in causa nello scandalo dei fondi neri del Sisde e si esibì nel famoso discorso a reti unificate del "non ci sto". Gli italiani rimasero a bocca aperta. Di che parlava il presidente? Un po' come se la regina di Inghilterra parlasse in tv al popolo britannico per denunciare un complotto ai suoi danni. Verrebbe giù tutto il Parlamento inglese. Da noi non venne giù nemmeno una tegola, né lo stesso Scalfaro si è sentito mai in dovere di spiegare fino in fondo con chi ce l'aveva e chi, a suo giudizio, tirava nel suo caso i fili del complotto contro le istituzioni. E in questo, va detto, c'è stato in lui un filo di omertà tutta democristiana, ancora da illuminare. Luigi.irdi@gmail.com ©RIPRODUZIONE RISERVATA