Lo schiaffo alla signora: «Si vergogni»

ROMA Oscar Luigi Scalfaro fu protagonista il 20 luglio del 1950 di un episodio che fece molto scalpore sulle cronache dell'epoca, il famoso caso del prendisole. Il fatto ebbe luogo nel ristorante romano da Chiarina, in via della Vite, quando insieme a due colleghi di partito, ebbe un alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento, a suo parere, era sconveniente poichè ne mostrava le spalle nude. Secondo alcune ricostruzioni dell'epoca, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: E' uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!. Sempre secondo alcune ricostruzioni, il futuro presidente della Repubblica avrebbe dato anche uno schiaffo alla signora, cosa che Scalfaro ha sempre smentito definendola una leggenda. Sicuramente uscì dal locale e vi rientrò con due poliziotti. La vicenda finì in Questura dove la giovane donna, tra l'altro militante del Movimento Sociale Italiano, lo querelò per ingiurie. Scalfaro è noto anche per essere stato l'ultimo magistrato a comminare la pena di morte. Un episodio che Scalfaro ha ricordato, anche nei frangenti più duri della polemica politica, per rimarcare che la legge si deve applicare interamente e non tenendo conto dei convincimenti o delle idee personali. A 26 anni Scalfaro svolge le sue funzioni di pm presso le Corti di Assise speciali di Novara ed Alessandria. A conclusione di un dibattimento, nella veste di pm di udienza, Scalfaro chiese l'applicazione della pena di morte: Sulla pena dei fatti rappresentanti - spiegò nel '92 - non si poteva chiedere meno che quella pena. Fui molto combattuto con la mia coscienza e con le mie convinzioni. Presi dieci giorni di tempo per decidere come comportarmi: da magistrato, dovevo applicare la legge, non potevo mercanteggiare. L'imputato di cui si era occupato ottenne la grazia, gli altri vennero fucilati e quella fu l'ultima volta che in Italia venne applicata la pena di morte.