Potrebbe dimettersi l'intero cda del "Guala"

Il palazzo Valperga di Barone, che sarà messo all'asta il prossimo 7 marzo, è di proprietà dell'ente morale asilo infantile ‘G.Guala' dal 1870, quando lo acquistò per 30 mila lire dal notaio Carlo Giani. L' ente morale è stato riconosciuto come personalità giuridica di diritto privato nel 2000 dalla giunta regionale che approvò anche il nuovo statuto composto da 18 articoli. L'ente, che ha come unico scopo l'assistenza all'infanzia, è retto da un consiglio di amministrazione composto da 7 membri: uno, per tradizione, è il parroco, 3 sono nominati dalla parrocchia di Caluso, che è socio onorario dell'ente, ed altri 3 sono eletti dall'assemblea dei soci. Il cda resta in carica 5 anni ed i suoi membri sono rieleggibili. L'ente non ha scopo di lucro e le cariche sociali sono gratuite. Ad eleggere il presidente ed il vice è il cda. Organi dell'ente sono l'assemblea dei soci, convocata una volta l'anno, il cda, il presidente ed il vice, il segretario, ed il collegio dei sindaci (composto da altri 3 membri) . (l.m.) CALUSO Potrebbe dimettersi venerdì 20 gennaio il consiglio di amministrazione dell'ente asilo infantile ‘G. Guala' finito nella bufera due settimane fa dopo l'evidenza di una crisi finanziaria, sfociata nell'annuncio della vendita all'asta giudiziaria (valore 1 milione e 600 mila euro) dello storico palazzo Valperga di Barone, sede dell'asilo dal 1851 e di un micro nido, aperto 4 anni fa dopo un intervento di ristrutturazione. Ad anticipare la notizia è il sindaco Marco Suriani, che lunedì scorso ha avuto un lungo colloquio con il parroco don Massimo Ricca Sissoldo, l'unico a squarciare il velo di silenzio intorno alla vicenda dell'asilo, che sarebbe stato lasciato dal cda alla gestione ‘in toto' dell'ingegner Luigi Barbero, uno dei 7 membri del cda, e della moglie, Carla, che dall'ente aveva ricevuto l'incarico di segretaria. Per venerdì dovrebbe quindi riunirsi un'assemblea straordinaria dei soci dell'ente, quella deputata dallo statuto alla nomina del consiglio di amministrazione ed all'approvazione del bilancio consuntivo. Assemblea, che ha anche il potere, con la presenza di almeno tre quarti dei soci, oltre che di chiedere le dimissioni del cda, di provvedere allo scioglimento dell'ente. In questo caso l'eventuale patrimonio dell'ente residuato dalla liquidazione delle passività, sarà devoluto alla parrocchia di Caluso. Un iter che alla luce dei fatti - si limita a dire per il momento il primo cittadino - sembra essere l'unico percorribile per evitare la chiusura dell'asilo, che è un bene di pubblica utilità e che certo noi difenderemo in tutti i modi possibili. Il sindaco Marco Suriani si concentrerà più che sugli aspetti delle responsabilità sulla difesa dell'asilo Guala. Due le azioni immediate: bloccare la vendita del palazzo, che ospita asilo e micro nido, grazie al vincolo socio-assistenziale che non permette all'edificio di essere alienato, e l'avvio di una raccolta fondi per sanare la situazione debitoria dell'ente. Certo, occorrerà rivolgersi ad un legale - dice Suriani -, cosa che l'ente asilo avrebbe dovuto fare prima aprendo un contenzioso con la impresa che aveva realizzato la ristrutturazione dell'edificio e che vanta un credito di 350 mila euro. Su un altro piano dovrebbe poi procedere la gestione dell'asilo che non è in attivo, ma che non centra con la procedura fallimentare. Non esprimo giudizi in merito all'operato dell'ente asilo, ma quello che auspico è un azzeramento del consiglio di amministrazione: un passo necessario per fare chiarezza ed evitare strumentalizzazioni. LA STORIA - Fondato nel 1851 dall'allora parroco di Caluso, l'arciprete Giovanni Guala, l'asilo fu eretto in ente morale il 16 febbraio 1848, con decreto del re Carlo Alberto, ed affidato alla gestione delle suore di carità dell'Immacolata concezione di Ivrea. Mai nessuna ombra aveva oscurato l'attività dell'asilo fino ai lavori di ampliamento avvenuti 4 anni fa, cui seguì l'apertura del micro nido. Un cambiamento che avrebbe innescato i guai finanziari dell'ente asilo, e di cui in pochi sarebbero stati al corrente. Tra questi non c'era il parroco don Massimo, che ha ammesso di essere venuto a conoscenza dei problemi soltanto tre mesi fa. Io non mi occupavo della gestione nè organizzativa, né tantomeno finanziaria. Avevo dato piena fiducia al cda ed in particolare a Barbero, aveva detto il parroco. Ora sono lui, il sindaco e l'assessore all'istruzione Umberto Verga ad aver preso in mano la situazione. Insieme stanno valutando per capire se esistono dei margini per garantire almeno il proseguimento dell'attività dell'asilo trattandosi di un servizio socio–assistenziale. La stessa regione Piemonte, nel concedere un contributo per la realizzazione del nido, lo aveva vincolato ad un attività almeno quindicinale. A quanto appreso finora, il fallimento dell'ente deriverebbe da un grosso debito (si parla di 350 mila euro) contratto con un'impresa edile di Torino che aveva realizzato i lavori per la ristrutturazione e l'ampliamento dell'asilo. Ma l'esposizione debitoria potrebbe essere anche maggiore. Lydia Massia