La Bocconi difende le Province
TORINO Il Governo vorrebbe trasformare le Province in un generico Ente di coordinamento, sostanzialmente privo di competenze, che sarebbero assegnate alle Regioni ed ai Comuni. Non è così che si riducono i costi della pubblica amministrazione: lo ha affermato il presidente della Provincia, Antonio Saitta, aprendo l'incontro durante il quale è stato presentato lo studio sul riassetto delle Province italiane, realizzato dal professor Lanfranco Senn e dal dottor Roberto Zucchetti dell'Università Bocconi di Milano. Lo studio dimostra che la soppressione degli Enti locali intermedi tra Comuni e Regioni non sarebbe assolutamente vantaggiosa e comporterebbe un peggioramento dei servizi erogati ai cittadini. Se passasse la proposta contenuta nel Decreto salva-Italia del Governo Monti di creerebbe una situazione insostenibile - ha precisato Saitta –. Perché il singolo Comune non potrebbe occuparsi delle strade intercomunali, provinciali e regionali, dell'edilizia scolastica (soprattutto di quella inerente le scuole medie superiori), della gestione del ciclo dei rifiuti in un'ottica di area vasta, dei Centri per l'Impiego che servono più Comuni. Da parte sua, il Presidente Roberto Cota, si è espresso chiaramente: La Regione Piemonte non intende assumere attribuzioni che non spettano ad un Ente che ha funzioni essenzialmente legislative e di programmazione. Oggi - ha spiegato Saitta – la Provincia di Torino esercita competenze trasferite dalla Regione a costi in qualche caso inferiori del 60% rispetto a quando quelle competenze furono trasferite, a partire dal 2000. Vogliamo tornare indietro e spendere di più? Noi oggi non siamo qui a difendere il nostro ruolo personale, ma un patrimonio di competenze e di professionalità che andrebbe disperso se si cedesse al vento dell'antipolitca. Dopo aver ricordato che l'Unione Province Piemontesi ha proposto un'autoriforma che farebbe scendere da 8 a 4 il numero delle Province piemontesi, il presidente Saitta ha rinnovato la richiesta di una contestuale riduzione degli uffici periferici dello Stato (che sono tuttora organizzati su base provinciale) per evitare l'attuale polverizzazione e confusione di competenze. Illustrando lo studio dell'Università Bocconi, Roberto Zucchetti ha spiegato che la ricerca ha preso le mosse da una ricognizione delle fonti informative affidabili, a differenza di precedenti studi – peraltro molto citati dagli organi di stampa, senza controllarne l'attendibilità - che ipotizzavano un risparmio di 7 miliardi di Euro (lo 0,5% del Pil italiano) derivante dall'abolizione delle Province. I numeri su cui hanno lavorato i ricercatori della Bocconi vengono dal Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti Pubblici), dai rendiconti del Bilancio del Ministero dell'Interno e dalla pubblicazione Istat relativa ai bilanci degli Enti pubblici: tutte fonti statisticamente convergenti. Lo studio dà conto dei differenti livelli di efficienza delle Province, ma anche della loro capacità complessiva di contenere le spese correnti a vantaggio degli investimenti.