«Ora vada a bordo!» E quell'ordine urlato fa il giro del mondo
di Roberto Petretto wROMA Quel dialogo che sembra uscito dalla sceneggiatura di un film, quel Vada a bordo, cazzo! urlato al telefono, quegli ordini impartiti a muso duro, hanno fatto di Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, un personaggio ormai noto in tutto il mondo. Un eroe positivo contrapposto alla figura del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, additato come il principale responsabile del naufragio. Gregorio De Falco è un ufficiale con vent'anni di esperienza. La sua telefonata al comandante della Concordia ha invaso i siti web e le televisioni di tutto il mondo. Ma De Falco sfugge al rischio di trasformarsi in icona. E si schermisce, dicendo che ha svolto solo il proprio lavoro: Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti – ha raccontato al quotidiano "Il Tirreno" che lo ha intervistato per primo –. Pare incredibile, ma più di un comandante, quando si trova in affanno, tende a sminuire la gravità della situazione a cui si trova di fronte. Lo stesso atteggiamento mostrato da Francesco Schettino, che in un primo momento ha negato l'eviden za e al telefono, parlando con la Guardia costiera di Livorno, ha più volte riferito che tutto era a posto, che la nave aveva subito solo un guasto elettrico. E invece l'acqua già invadeva le stive dopo l'urto con la scogliera. De Falco si è arruolato in Marina nel 1993 e lavora alla Capitaneria di porto di Livorno dal 2005. La sera del naufragio c'era lui nella sala operativa della Capitaneria, alla guida di un gruppo di cinque persone. Professionisti che lo stesso De Falco ha definito così: I migliori che potessi avere. Ma nonostante questo non siamo riusciti a portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti. La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti, dice senza riuscire a nascondere la commozione. De Falco ha cercato in tutti i modi di richiamare il comandante Schettino alle sue responsabilità. Ha usato toni durissimi quando ha avuto la sensazione che il comandante della Concordia stava mentendo: Più delle parole ci ha preoccupato il tono. Per questo abbiamo approfondito la cosa. Siamo abituati ad andare a fondo alle questioni. Gregorio De Falco ricorda i momenti dell'emergenza: Nella nostra sala operativa abbiamo una complessa strumentazione che ci permette di monitorare le navi passo dopo passo. È quello che abbiamo fatto dopo che ci è arrivato l'allarme da una passeggera della Concordia, tramite i carabinieri. Le apparecchiature hanno consentito al gruppo di comando in Capitaneria di accorgersi di quanto la situazione fosse grave: Ci siamo accorti che la nave era molto vicina alla costa, che stava rallentando e già procedeva a velocità molto lenta. Inoltre, il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l'invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario. Poi la situazione è degenerata: Schettino diceva di coordinare l'evacuazione da una delle scialuppe di salvataggio. De Falco gli ha ordinato di tornare a bordo. Ma non sente di aver fatto alcunché di speciale: Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso. Anche i toni duri usati durante le telefonate, secondo De Falco, vanno inseriti nel contesto del momento: Posso solo dire che il nostro scopo in quel momento era quello di mettere tutti al sicuro: era questa la nostra unica priorità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA