Quel "miracolo" arancione figlio del boom economico
C'era una volta l'Ivrea... Si potrebbe esordire così, come nelle favole, perché, persa nello spazio temporale di un cinquantennio, tutta la vicenda di quella squadra di calcio arancione potrebbe oggi sembrare proprio una magica storia per l'infanzia. Erano i tempi del miracolo economico in un'Italia economicamente florida con Ivrea e Canavese che, pilotate da un'Olivetti multinazionale in espansione, determinavano un territorio produttore di benessere per antonomasia. Calcisticamente, alle spalle del settore professionistico (una serie A a diciotto squadre, dominata dalla Juventus degli Agnelli, Boniperti, Charles, Sivori, dal Milan di Rizzoli, Nereo Rocco, Altafini, Rivera, dall'Inter di Angelo Moratti, Helenio Herrera, Mazzola, Facchetti, Suarez, Corso e una Serie B a venti compagini) c'era una Serie C semiprofessionistica a tre gironi: qui aveva casa, e l'ebbe per sei anni consecutivi, l'Unione Sportiva Ivrea. Se si considera che gli arancioni seppero piazzarsi al sesto posto consecutivamente in due di quei campionati, dopo aver raggiunto persino il quarto gradino della classifica e che molte delle compagini con cui si misuravano erano delle autentiche corazzate professionistiche, possiamo ribadire: c'era una volta l'Ivrea, una Grande Ivrea! Ebbe origine sulle macerie di una retrocessione, quella sancita dal torneo 1957-58, e dall'opportuno ripescaggio in Serie D, a cui fece seguito la ristrutturazione del club a livello societario e tecnico. Se da una parte arrivarono e si succedettero nel tempo Edoardo Ecclesia, Giovanni Manera, Sergio Getto, Giovanni Ferrero e Leonardo Musumeci, affiancandosi ai vari Ghebbano, Guadagnini, Accotto, Musso... e al "deus ex machina" Sergio Sacchero, la ricostruzione della squadra andò per gradi. Innanzitutto la guida tecnica fu affidata a un mister di notevoli capacità: Livio Bussi, tra l'altro ex giocatore di Serie A nel Torino. Quindi si pescò sapientemente dalla Pro Vercelli, squadra di categoria superiore, e approdarono in riva alla Dora Bonicatto, Amateis, Bisio, Limberti, Provera e Cantone. Poi dalla Fossanese e fu la volta di Franco Sattolo, Duvina, Streri e Piero Maroso, fratello di Virgilio perito a Superga con il Grande Torino. A questi, per quadrare una difesa già forte, si sarebbe aggiunto lo stopper Angelo Orlando, di estrazione juventina, che sarebbe stato a lungo anche capitano arancione. Salpato per più alti lidi Franco Sattolo (Sampdoria e Torino, 170 presenze in Serie A) e rimpiazzato tra i pali da un prodotto locale di grande spessore, Giuliano Biggi, la squadra passò, con pochi ritocchi, da un già lusinghiero terzo posto ottenuto nel 1959-60 alla strepitosa vittoria con promozione dell'anno successivo. I goals a grappoli di Sandrino Stocco, che, una volta ottenuta la fiducia da Bussi, era esploso come bomber (54 reti in tre stagioni di D, capocannoniere nell'ultima), uniti a quelli di Duvina e del centrocampista Amateis, una difesa quadrata e propositiva, coperta da un centrocampo che inventava per le punte, furono gli ingredienti dell'escalation arancione. Giocavamo con il WM o Sistema, che dir si voglia - ricorda Ermanno Bonicatto, mediano di quello squadrone, oggi settantottenne, ma che ancora insegna calcio ai ragazzini -. Era il modulo che da più di un decennio spopolava in Italia. Lo aveva applicato il Grande Torino, ma allora era in lizza con il famoso 'catenaccio' e con un più moderno gioco all'italiana, schemi provvisti di un battitore libero alle spalle della difesa. Però Bussi seppe mediare i moduli, senza mai ricorrere a tattiche troppo difensivistiche. I segreti li spiegano lo stesso "Boni" e Remo Graziutti, coriaceo marcatore oggi settantaduenne. Dice ancora Ermanno: Io che, pur mediano, me la cavavo bene in marcatura, scalavo leggermente nella zona dello stopper Orlando, prendendo le consegne della punta che avrebbe dovuto controllare, e lui, dotato di un grande senso di posizione, poteva agire da libero. In pratica il nostro segreto era un'intesa quasi perfetta oltre all'intercambiabilità tra difensori e centrocampisti arretrati, aggiunge Remo. Fermo restando il "francobollatore" Graziutti incollato sull'attaccante avversario esterno, spesso il più pericoloso (Gigi Riva ad esempio), Maroso, Bisio e in seguito il possente Guagno e Bertetto formavano con Bonicatto un ingranaggio collaudato in fase di interdizione e di rilancio. Il centrocampo era un altro punto di forza, diretto da Giacomo Amateis prima, da Gianluigi Negri (ex Serie B con il Vigevano) poi. L'attacco era la ciliegina sulla torta con Stocco che sgusciava in dribbling sulla destra, puntava decisamente a rete o centrava palloni per il centravanti (prima Tuberosa, Turci o il jolly Guagno, poi Canavesi, che aprivano i varchi alla mezza punta dal goal facile Duvina) mentre l'ala Streri faceva lo stesso sulla fascia sinistra. Il successo entusiasmante conseguito nel campionato 1960-61, oltre ad aver aperto all'Ivrea le porte della Serie C, terza divisione nazionale, nel lotto delle compagini che si sarebbero contese in pratica il posto di "trentanovesima squadra" della Penisola, riportò al Pistoni il pubblico delle grandi occasioni. Sulle tribune in legno, sui gradoni di cemento dei popolari e sui... tubi metallici della ormai permanente curva Stocco, dove il padre di Sandrino guidava gli ultras speciali del bomber di San Grato, si accalcavano spesso migliaia di persone. L'ultimo match, al Pistoni contro la Trevigliese, fu un'autentica festa con i giocatori arancioni stretti, alla fine, nell'abbraccio dei tifosi, in campo insieme alle giovanili del club eporediese guidate da Dario Ghiano, e premiati dalle autorità comunali, col sindaco Umberto Rossi in testa. Venti vittorie, dieci pareggi e solo quattro sconfitte, 62 goals segnati e 26 subiti, migliori attacco e difesa, furono il bilancio di un'esaltante stagione per una formazione tipo che si estrinsecava in Biggi; Graziutti, Maroso; Bisio, Orlando, Bonicatto; Stocco, Amateis, Turci, Duvina e Streri con Guagno, Petrone e Tuberosa alternative, il primo da jolly, gli altri in avanti. Dopo una stagione di ambientamento in C, rallegrata da una pur sofferta salvezza e caratterizzata dagli inserimenti di Romano Bertetto, Invernizzi, Canavesi, Poggio, Bello e Sergio Sattolo, fratello del portiere del Torino, ecco le due annate da record! Le vere novità dell'estate '62 sono costituite dall'ingaggio di due interni. Del primo, José Alberti, parlano anche i giornali nazionali: ventunenne fantasista italoargentino del San Lorenzo de Almagro, segnalato da Omar Sivori alla Juventus, approderà a Ivrea dopo un elaborato iter di trasferimento. Farà muovere molti "emissari" di club importanti, ma gli osservatori verranno anche per Biggi, Graziutti, Duvina, Invernizzi... Il secondo "volto nuovo" sarà il vero e proprio cervello del centrocampo arancione: Gianluigi Negri, che subentrerà ad Amateis in cabina di regia. L'inizio è disastroso: tre gare, zero punti, ma la squadra c'è e se ne accorge la capolista Fanfulla che, alla quarta giornata, deve inchinarsi al Pistoni a un tocco vellutato di Alberti e a una "bomba" di Stocco. Poi l'Ivrea, che perde Graziutti (frattura al naso a Legnano contro i lilla di Gigi Riva) e sarà rilevato da Oreste Poggio, si mantiene nella zona calda della classifica fino alla fase finale del girone d'andata. Al giro di boa, dopo i successi consecutivi col Casale e a Vittorio Veneto, raggiunge la metà classifica, a sei punti dalle leaders Varese e Savona, ma a soli 5 dalla zona-retrocessione. Il girone di ritorno è in crescendo: il settimo posto sarà raggiunto dopo le vittorie con il Treviso (1-0, rete di Alberti) e a Lodi (3-0 con il Fanfulla, tripletta di Duvina). Il sesto arriva dopo il clamoroso 5-0 inflitto alla Cremonese nella città del torrone (doppietta di Duvina e goals di Negri, Alberti e Stocco). Un exploit che resterà nella storia arancione, sottolinea Graziutti, schierato in campo quel giorno ad annullare il nazionale juniores Basilico. L'Ivrea sarà sesta con 37 punti, alle spalle di Varese, Novara, Savona, Mestrina e Biellese. Piazzamento record nella storia del club con questa formazione-tipo: Biggi; Poggio, Maroso; Bertetto, Orlando, Sattolo II; Stocco, Negri, Duvina, Alberti, Invernizzi con Graziutti e Bonicatto in alternativa per difesa e centrocampo. A fine campionato passeranno al Varese, neopromosso in B, Biggi, Duvina e Maroso. Quest'ultimo, pur già ventinovenne, risulterà l'acquisto più azzeccato dalla società del presidente Borghi. Con il Varese salirà in A, dove, indossando anche la fascia di capitano, accumulerà 93 presenze. Del Varese sarà allenatore e, nel 2000 anche presidente dell'ultima... rinascita. La partenza dei "magnifici tre", aggiunta a quelle di Orlando e Bonicatto, genera una certa sfiducia nell'ambiente. Nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato su di noi, soprattutto per una conferma ad alto livello e invece smentimmo ogni pronostico, ricorda il settantaseienne Stocco. Il perfetto inserimento del versatile Gianni Paggi, eporediese proveniente dal Napoli, della punta Silva, che non fece rimpiangere Duvina, e l'affermazione dei debuttanti Ballario, Zanin e Aldo Barone (scomparso pochi giorni fa) permisero di fare il... miracolo. Ma fu l'acquisto a novembre del portiere Luigi Ferrero dalla Juventus la vera "chiave di volta" perché la difesa ritrovò improvvisamente quella saldezza che pareva perduta, aggiungono Stocco e Graziutti. Fu però proprio l'esperienza di Sandrino e Remo, unita a quella del duttile sangiustese Romano Bertetto, della "mente" Negri, del maratoneta Mario Invernizzi e alla conferma del jolly Sattolo, a garantire compattezza alla squadra, soprattutto nelle prime difficili e sofferte partite stagionali in cui s'infortunò gravemente Poggio. Ultima in graduatoria dopo la sconfitta per 1-3 a Treviso contro una... cenerentola della classifica a fine novembre, l'Ivrea, con l'acquisto del portiere Ferrero, inanella una serie di 12 risultati utili consecutivi. A metà campionato è già risalita all'ottavo posto. Raggiunge il quinto piegando 1-0 al Pistoni il Fanfulla (goal di Negri) alla quarta di ritorno, ma lo scivolone interno contro la capolista Reggiana la ricaccia indietro. Battendo 3-1 il Novara nel derby (doppietta di Stocco e goal di Silva davanti agli occhi di Sivori), l'Ivrea toccherà il punto più alto in assoluto: quarta alla pari con Novara, Solbiatese, Legnano e Cremonese a cinque turni dalla fine. Una lieve flessione con le sconfitte di Solbiate e Legnano permetterà a queste due squadre di sopravanzarla, ma sarà eguagliato il sesto posto dell'anno prima, pur in coabitazione e con un minor punteggio (33 punti). Ferrero; Graziutti, Zanin; Barone, Bertetto, Paggi; Stocco, Negri, Silva, Alberti, Invernizzi la formazione-tipo con l'ala Ballario e i jolly Sattolo II e Poggio come alternative. Quella nostra Ivrea era in pratica tra le prime 58 squadre d'Italia, addirittura tra le prime 53 quella dell'anno precedente..., concludono con soddisfazione, classifiche alla mano, i protagonisti di quella favola reale di cinquant'anni fa. Sergio Calvi