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da bollate Circolo Filatelico: appello dei detenuti nNella Casa di reclusione di Milano Bollate è nato, su iniziativa di un gruppo di detenuti, un Circolo Filatelico. Questo avvenimento, straordinario e forse unico per un carcere, si ripropone, grazie anche alla fattiva collaborazione degli educatori, di offrire ai reclusi, appassionati alla filatelia, l'opportunità di coltivare un hobby intelligente, educativo e divertente. Lo scopo che il neonato Circolo si prefigge non è, ovviamente, quello di realizzare costose raccolte ma piuttosto di perseguire quei fini che costituiscono l'essenza più pura del collezionismo: lo studio del materiale ed il piacere della ricerca. Il nuovo Club intende, con l'occasione, appellarsi alla sensibilità di quei collezionisti che desiderino, con la loro generosità, inviare materiale ed eccedenze delle loro raccolte di francobolli e/o cartoline allo scopo di fornire un prezioso e disinteressato aiuto a questi "particolari" appassionati che, come comprensibile, sono privi di ogni adeguata risorsa. Le eventuali donazioni avranno il grande merito di fornire un significativo incoraggiamento ed un positivo aiuto finalizzato principalmente al reinserimento sociale di queste persone. Comunichiamo inoltre che il nostro obiettivo, oltre a quello di creare una collezione, è anche quello di realizzare, in un prossimo futuro, una mostra all'interno dell'Istituto di quanto raccolto con il piacere di poterVi invitare. Ringraziamo sin d'ora tutti coloro che aderiranno con la loro collaborazione a questo innovativo progetto e, con l'occasione, porgiamo i più cordiali saluti. Indirizzare eventuale corrispondenza a: Sante Merlini c/o C.R. di Milano Bollate, via Belgioioso 120 - 20157 Bollate (Mi). Il Coordinatore Sante Merlini da aosta Mercato del lavoro e l'art. 18 nNelle prossime settimane il governo Monti dovrà dare corpo a quella parte del proprio programma che deve far ripartire l'economia e l'occupazione. Per ora si tratta di principi di carattere generale sui quali c'è un generale accordo: Liberalizzazioni; una riforma del mercato del lavoro per semplificarne le norme e l'accesso (non l'uscita); una forte scossa alla macchina pubblica; la revisione delle varie forme di sostegno pubblico all'economia. Come è ovvio un conto è dirlo e un conto è farlo. Sulla questione del mercato del lavoro si rischia però di deviare dal percorso perchè si sta perdendo troppo tempo e troppe energie su una questione inutile come l'art. 18. L'Italia non ha bisogno di una discussione ideologica. L'effetto concreto di una modifica dell'art. 18 sarebbe, da parte di imprenditori poco capaci o troppo furbi, l'uso della variabile forza lavoro per aumentare i profitti o come uno strumento di discriminazione nei confronti di chi non è gradito. Non si capisce, infatti, come potrebbe aiutare lo sviluppo la cancellazione di uno strumento che impedisce, unicamente, di licenziare senza una giusta causa. Di più. Gli studi e il confronto fra le diverse situazioni a livello internazionale ci dicono che è pericoloso, in tempi di crisi, agire sul sistema che regola la flessibilità in uscita. Anche la presunta rigidità del mercato Italiano è tutta da analizzare. L'Ocse, analizzando ben quarantasei nazioni, posiziona l'Italia al 10° posto, al livello di Danimarca e Irlanda, proprio per quanto riguarda i lavoratori a tempo indeterminato in imprese con pi_ di quindici dipendenti. Tra l'altro modificare le regole di tutela del posto di lavoro avrebbe anche un ulteriore effetto: è documentato che le norme sui licenziamenti incidono pesantemente sulla dinamica reale dei salari a tutto sfavore dei giovani alimentando la recessione. Non è razionale nemmeno l'obiezione che la normativa sui licenziamenti sia il fattore di blocco alla crescita dimensionale delle imprese. Non credo a quell'imprenditore che, di fronte alla prospettiva di nuovi mercati, di un aumento della produzione e di una crescita vi rinuncia per paura di non poter licenziare. Sarebbe davvero un cattivo imprenditore. La direzione da seguire, quindi, dovrebbe essere proprio quella opposta: Sostenere la stabilità occupazionale, sfoltire il numero di contratti possibili, rendere il tempo determinato meno conveniente del lavoro stabile, incentivare fiscalmente le assunzioni di giovani e donne attraverso un contratto di ingresso, innovare il sistema dell'istruzione qualificando l'incontro tra scuola e lavoro, incentivare gli investimenti sulla qualità del prodotto. Insomma la riforma del mercato del lavoro è necessaria ma per ridurre la precarietà e la disoccupazione e per dare più forza alle nostre aziende. Per produrre più lavoro, non per licenziare. Fabio Protasoni la politica Con Monti l'Italia sta riconquistando dignità nVoglio confessare che mi sono commosso, ritengo insieme a molti italiani, nel sentire un Presidente del Consiglio parlare come ci si aspetta che parli un Presidente. Non c'eravamo, infatti, più abituati. Poche parole, brevi e asciutte. Ha ringraziato e ha promesso il suo sostegno agli uomini e alle donne delle Fiamme Gialle e delle Agenzie delle Entrate che fanno il loro dovere nel combattere l'evasione fiscale con l'operazione Cortina e con quelle che sono seguite e che seguiranno. Monti non si perde nelle polemiche, ma tutto quello che dice e come lo dice fa giustizia delle critiche sgangherate sollevate proprio da coloro che sono stati responsabili degli ultimi anni di sfascio del Paese. Ha ribaltato il logoro e anche volgare slogan di Berlusconi sul non mettere le mani in tasca degli italiani: le mani che si mettono nelle nostre tasche non sono dello stato, ma degli evasori. Con il suo governo, l'Italia sta riconquistando dignità e rispetto nel contesto europeo e mondiale. Ha tutti i requisiti di competenza e determinazione per superare molte delle vecchie piaghe del Paese come l'ingiustizia dell'evasione fiscale, della corruzione e della mafia. Se gli infiammati fans di Berlusconi ripetevano come un mantra che lo si lasciasse lavorare, oggi noi possiamo dirlo senza irrazionali incantamenti ma con lucida e fondata speranza per il governo Monti. Ezio Pelino