Arresto bis per i due pendolari della rapina

IVREA L'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere ad Ivrea. Perchè è lì che, dall'aprile scorso, si trovano Alfio Francesco Iuvara, 43 anni, di Catania, e Pietro Di Grado, 23 anni, di Caltanissetta. In manette, i due, erano finiti per la rapina alla Biverbanca di Ivrea, avvenuta il 29 marzo. Il commissariato di polizia aveva rintracciato i due a Milano, in un hotel, seguendo una serie di indizi. Primo: le immagini della telecamera di sorveglianza dell'istituto di credito. Secondo: le manette usate per immobilizzare i due impiegati e comprate al sexy shop. Terzo: il soggiorno in un albergo di Ivrea, poi recensito pure su internet, mentre si erano spostati a Milano. Il modus operandi dei due, da pendolari della rapina non sempre fortunati (alla Biverbanca, il bottino era stato di appena duemila euro), aveva fatto scattare anche altre indagini, seguendo gli spostamenti. E, a distanza di qualche mese, ecco il risultato degli accertamenti della squadra mobile di Ravenna anche sulla base del confronto, a livello nazionale, delle riprese delle telecamere di videosorveglianza degli istituti di credito realizzato dal gabinetto regionale della polizia scientifica. Secondo gli agenti, per almeno quattro volte, fra l'estate e l'autunno del 2010, i pendolari della rapina (non sempre gli stessi, però) sarebbero partiti dalla Sicilia per arrivare fino elle banche della zona dove, armati di taglierino o di una siringa (che dicevano essere infettata da Aids), ordinavano ai cassieri di non far scattare l'allarme altrimenti sarebbero saltati in aria con una bomba. Secondo la mobile di Ravenna, il bottino racimolato sarebbe stato di 54 mila euro.Non male. Ed è così, quindi, che venerdì pomeriggio ai due è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Monica Galassi su richiesta del pubblico ministero Cristina D'Aniello. In particolare, a Iuvara sono contestati tutti e quattro i colpi mentre a Di Grado soltanto due. Dagli accertamenti, è emerso che, a volte, si facevano accompagnare alle banche da ignari taxisti.