Il dramma del maitre che ha chiesto "l'inchino"

di Annalisa D'Aprile wINVIATA ALL'ISOLA DEL GIGLIO Antonello Tievoli nella sua casa di Rosignano forse rivive con la mente quell'incubo. Le immagini dell'impatto della Costa Concordia contro Le Scole probabilmente continuano a sfilargli davanti agli occhi. È molto scosso, non parla con nessuno, sta vivendo quello che è successo come un dramma, racconta suo cognato, Alvaro Andolfi, funzionario del Comune del Giglio. Il dramma di Antonello è quello di un uomo di 46 anni, maitre d'hotel, da 5 anni a bordo delle navi Costa, che diventa protagonista inconsapevole del naufragio della Concordia in cui hanno perso la vita almeno 5 persone. Non era così che doveva andare "l'inchino". Passeremo verso le 9.30, affacciatevi, aveva detto il maitre agli anziani genitori che quella sera di venerdì 13 aspettavano, nella loro casa a ovest dell'isola, nella zona del Saraceno, di vedere passare il gigante del mare tutto illuminato. Un omaggio all'isola, agli isolani, fatto tante altre volte, ben noto e autorizzato da Costa, ma sempre fatto in sicurezza, garantiscono i gigliesi che sanno, ed a sapere in un posto di mille anime sono più o meno tutti. Questa volta a chiedere il saluto non è il comandante in pensione Mario Palombo, ma Tievoli. O forse nemmeno lo chiede, magari è il comandante Francesco Schettino a fare un favore, una sorpresa al maitre isolano. Chiama i tuoi - dice Schettino - avvisa che tra poco ci avviciniamo. Tievoli è sul ponte, allerta la famiglia. Ma la nave gli sembra davvero troppo vicina alla costa. E lo sembra anche a suo cognato Andolfi che dall'isola vede bene il bestione illuminato, troppo bene: punta dritto verso il Giglio. E sente perfettamente l'urto della chiglia che centra in pieno la secca, sbatte contro Le Scole, taglia via un pezzo di scoglio. La magia dell'"inchino" lascia il posto al black out, le luci si spengono, la nave resta al buio per qualche istante, lo vedono anche i gigliesi pronti all'atteso saluto. È l'inizio della maldestra manovra: la Concordia è già fuori rotta, troppo vicina alla costa per la troppa sicurezza del comandante, dice Andolfi. Schettino vira bruscamente a dritta pensando di evitare lo scoglio, invece lo centra, la nave "scula". E a quel punto il comandante fa quel che può: porta il bestione che inizia a inclinarsi nel punto più basso dopo il porticciolo. La città galleggiante si trasforma in una trappola mortale. Accasciata su se stessa a poco più di 20 metri dalla terra ferma, sotto il fondale non arriverà a 70. I passeggeri si lanciano in acqua. È il caos. Il maitre Antonello è in salvo. Quel maledetto viaggio sarebbe stato l'ultimo per lui prima della consueta pausa di 2-3 mesi. Sarebbe sceso a Savona. È naufragato sulla sua isola. È tornato a Rosignano, dove vive con moglie e figlio, e un senso di colpa che forse lo tiene sveglio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA