ZERO ROBOTICS» SFIDA USA-UE

Ultimi preparativi per l'attesissima finale di "ZERO ROBOTICS" 2011, prevista per la prossima settimana in Olanda. Da quest'anno, infatti, la prestigiosa gara studentesca di programmazione robotica, nata nel 2009 nei celebri laboratori del Massachusetts Institute of Technology di Boston e riservata un tempo ai soli liceali americani, è stata aperta a tutti gli studenti europei. Con qualche sorpresa. La città di Ivrea, per esempio, non ha perso l'occasione di rispolverare i suoi vecchi fasti, piazzando il team dell'Istituto tecnico "Olivetti", guidato dai professori Antonio Deta e Angelo Romeo, fra i quattro finalisti europei. Ma di che cosa si tratta, nel dettaglio? La ZERO ROBOTICS non è altro che una sfida a punti basata su abilità strategiche, competenze informatiche e applicazione elettromeccanica. Facile a dirsi. E' come un gioco - spiegano gli studenti dell'Itis Olivetti -. Al Mit hanno immaginato che sulla Terra si fossero esaurite tutte le risorse energetiche. In questo contesto desolato, il nostro compito sarebbe quello di guidare dei piccoli robot alla ricerca di gas su due lontani asteroidi. La simulazione effettiva prevederà tre fasi. Nella prima, simile ad un videogame, le squadre selezionate dovranno raccogliere, manovrando il robot, tutti gli oggetti che torneranno poi utili durante la missione. Nella seconda si estrarrà il gas, ruotando attorno agli asteroidi con spostamenti millimetrici. La fase conclusiva consisterà nel trasportare il materiale raccolto fino alle stazioni dell'Agenzia spaziale. Potrebbe sembrare un fantasioso passatempo. Ma i ragazzi, per raggiungere in breve tempo gli standard imposti dall'Agenzia Spaziale, hanno dovuto sottoporsi ad una disciplina militare. Ore rubate allo svago e alla scuola, partendo spesso da zero. Il nostro programma di fisica e geometria - osservano gli studenti -, non prevede certo manovre in assenza di gravità o linguaggi di programmazione complessi. Non sono mancati risvegli all'alba, notti in bianco e domeniche davanti al computer, spesso a casa dei professori. Una vera marcia forzata. Eppure, il professor Deta, un pioniere dell'insegnamento della robotica in Italia, è raggiante: Gli studenti - confida - hanno fatto un ottimo lavoro. Spero soprattutto che ricordino l'insegnamento più importante di questa esperienza. Il lavoro di gruppo. Collaborare superando le distanze tra persone, classi e scuole diverse, consente di ottenere risultati incredibili. Arrivare in Olanda e visitare la sede dell'ASE, all'inizio, era soltanto un sogno. Adesso è una realtà. Abbiamo dimostrato che puntare sulla robotica come strumento didattico è una scelta vincente. Ma la vera sfida del futuro sarà quella di trovare punti in comune tra le realtà scolastiche tecnico professionali e l'impresa locale. La scuola deve offrire un ventaglio mirato al territorio, non dobbiamo dimenticarci che il nostro Canavese ha aziende di automazione industriale di rilevanza mondiale come la Osai. Un'idea condivisa anche dal professor Enzo Marvaso, coordinatore nazionale della Rete Robotica: E' vero - sottolinea il professore -, la scuola, oggi, deve correre a braccetto col lavoro, affinchè il diploma non abbia un valore soltanto legale, ma reale. La "Olivetti" di Ivrea, in questo, è stata una vera apripista, introducendo per prima la robotica nei curricula scolastici e dando grande dignità alla materia. Eppure, allargando lo sguardo, ci si accorge che è tutta l'Italia ad aver raggiunto un risultato sorprendente. I nostri studenti sono risultati primi assoluti in ogni fase della gara, beffando tedeschi e americani. E la pole position è ancora saldamente nelle mani dell'Itis "Avogadro" di Torino. C'è ancora un dato su cui varrebbe la pena di riflettere con attenzione: la provenienza scolastica dei finalisti. Ben tre gruppi su quattro arrivano da un istituto tecnico. Gli studenti degli Itis hanno saputo dimostrare una netta superiorità strategica. Sbaragliando letteralmente la concorrenza dei più blasonati licei scientifici. Un altro luogo comune, con la spinta di un piccolo robot, è definitivamente crollato. Riccardo Frola