Professione tassista: i tempi si fanno più duri

IVREA "Governo Monti" e tutto quello che comporterà il lavoro nel quale esso risulta impegnato. È questo l'argomento du cui tutti i media sono in questi giorni concentrati nel tentativo (spesso molto arduo) di spiega ai cittadini che cosa li aspetta nell'immediato futuro. Il "tormentone" di queste ultime ore è rappresentato dalla parola "liberalizzaazione" il cui significato resta piuttosto oscuro anche a coloro che ne dovrebbero essere direttamente coinvolti. Così, ai tassisti di Ivrea importa poco la possibile liberalizzazione delle licenze, un provvedimento che aveva suscitato un notevole scalpore, poche settimane fa, quando il Governo Monti si era detto intenzionato ad applicarlo. Erano stati soprattutto i tassisti romani (vera e potente lobby)a scendere in piazza dove avevano fatto sentire la propria voce al punto che il Governo era stato costretto ad accantonare tutto per non creare inconvenienti ai cittadini nel particolare momento delle feste di fine anno. In questi giorni però la questione torna d'attualità, dal momento che il Presidente del Consiglio vorrebbe liberalizzare più professioni, compresa appunto quella del tassista. In città oggi operano otto tassisti, reperibili 24 ore su 24, su due turni. Il servizio dunque è sempre attivo ma ad una certa ora della sera, in genere dopo le 20, le auto non sono più ferme davanti al nuovo posteggio, assegnato loro dal Comune, vicino alle scale della passerella della stazione. Spiega Raffaele Natale, 36 anni e da due anni tassista: Ci diamo il turno di notte e dunque chi ha bisogno di un taxi telefona al nostro numero e nel giro di qualche minuto ci troviamo sul luogo della chiamata. Oggi chi desidera esercitare la professione deve comprare la licenza da un tassista che cessa l'attività. Il tutto è però regolato dal Comune. Il problema più pressante per noi, a Ivrea, è la carenza di lavoro. Purtroppo non viviamo più i tempi d'oro dell'Olivetti. Diversi miei ex colleghi mi hanno raccontato che passavano da una chiamata all'altra e compivano pure dei viaggi piuttosto lunghi. Ora è difficile trovare clienti fra quelli che scendono dai treni come pure è raro portare qualcuno all'aeroporto di Caselle. I nostri clienti sono tutti piuttosto anziani e ci chiamano per viaggi presso i servizi sanitari della zona. A Raffaele Natale però piace il lavoro di tassista e nonostante le difficoltà non ha certo intenzione di mollare. E le rivendicazioni della categoria le esprime uno dei veterani che ha iniziato a svolgere l'attività nel 1988. L'amministrazione comunale dovrebbe interessarsi di più di noi- afferma mantenendo l'anonimato -. Ci hanno spostato davanti alla struttura del Movicentro ma lasciandoci il telefono dalla parte opposta, davanti al bar. Abbiamo chiesto di trovarci pure un luogo dove stare, soprattutto quando fa freddo, in attesa dei clienti, per non finire sempre dentro al bar. Ma nessuno si è mai fatto vivo o ci ha dato risposte. Ora abbiamo chiesto di ritoccare le tariffe delle nostre corse, dal momento che sono ferme da sei anni, nonostante il continuo aumento del carburante. Se si rimane assenti dal lavoro, per varie ragioni, compresa la malattia, lo dobbiamo segnalare all'ufficio competente e rispetto al passato questa procedura si è fatta davvero lunga, perché prima bastava lasciare la richiesta in portineria invece ora dobbiamo fare la coda presso lo sportello. Personalmente - prosegue - ho scritto al sindaco per sottoporgli il disagio: non mi ha mai risposto, a dimostrazione che forse noi veniamo considerati lavoratori di serie b. Io sono d'accordo per le liberalizzazioni perché non è giusto che esistano caste di professionisti, con privilegi. Ciò che invece preoccupa è la penuria di lavoro. Un tempo un taxista ogni tre anni doveva cambiare l'auto, oggi dopo sei anni di utilizzo il mezzo è quasi nuovo, a dimostrazione dello scarso uso. Non ci vengono più richiesti tragitti lunghi e pure i noleggiatori sono in crisi. In questo clima di recessione non ci resta che tenere duro e sperare che i tempi mutino, ma se il Comune ci ascoltasse le cose migliorerebbero. (g.a.)