I timori per la Grecia non frenano le Borse
di Andrea Di Stefano wMILANO Continua il mini rally delle Borse sulla spinta degli Stati Uniti nonostante le tensioni che tornano dalla Grecia. L'apertura a passo di corsa di Wall Street e i dati sulla produzione manifatturiera e sulle spese per l'edilizia statunitensi, superiori alle attese degli analisti, hanno messo le ali alle piazze finanziarie già ringalluzzite dai segnali economici positivi della Germania e della Gran Bretagna. Anche se poi, in serata, sono saltati fuori i verbali dell'ultima seduta della Fed in cui si parla di tasso moderato di crescita e di possibili nuovi aiuti. Il primato di ieri è andato a Londra, chiusa lunedì per festività, che ha messo a segno un +2,29%, seguita da Francoforte (+1,50%), Milano (+1,24%), Parigi +0,72% e Amsterdam +0,39%. E' restata alta, invece, la pressione sui titoli di stato italiani, con lo spread fra BTp e Bund decennali che, dopo essere sceso attorno ai 495 punti in mattinata, è ritornato sopra quota 505 punti. Sicuramente non hanno contribuito i dati sulla disoccupazione in Spagna e le minacce di vera e propria rottura tra il governo greco e la trojka. Il numero dei senza lavoro iberici ha toccato un nuovo record: alla fine di dicembre, fa sapere il ministero del Lavoro, il numero dei disoccupati si è attestato a 4,422 milioni, livello massimo dall'inizio della crisi e dall'avvio della diffusione delle statistiche mensili nel 1996. In vista dell'arrivo dei rappresentanti della troika (Ue, Fmi e Bce) ad Atene, previsto per il 15 gennaio, il governo greco si trova sotto pressione. Questa volta le trattative con i rappresentanti dei creditori internazionali del Paese saranno molto dure visto che dal loro esito dipende la concessione o meno della prima tranche del nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia, deciso dal Vertice europeo del 26 ottobre, da 89 miliardi di euro. I rappresentanti dei creditori internazionali chiederanno al governo del premier Lucas Papademos risultati concreti sul fronte della lotta all'evasione fiscale e sulla riforma del sistema fiscale, insisteranno sulla chiusura degli enti statali inutili e sul licenziamento del personale in esubero, sulla liberalizzazione delle professioni chiuse e sulle privatizzazioni, fronti sui quali per il momento si è fatto poco. Il premier greco da parte sua, nel tentativo di affrontare le questioni in sospeso, ha convocato per giovedì prossimo il Consiglio dei ministri per mettere appunto un piano di 100 giorni durante i quali si dovrà lavorare per chiudere tutti i fronti dai quali dipende la permanenza della Grecia nell'eurozona e ha detto con chiarezza che senza un accordo Atene rischia di dover uscire dall'euro, provocando l'immediata reazione di Bruxelles che in serata ha escluso qualsiasi scenario di questo tipo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA