HA PARLATO ANCHE ALL'EUROPA
di GIANFRANCO PASQUINO Molto difficile è fare gli auguri ad un paese nel quale, pur in mezzo a quella che è la più grave crisi economica e finanziaria del dopoguerra, molti non si sono ancora resi conto che la situazione è giunta ai confini del collasso, in termini tecnici del default. Senza qualche colpo d'ala riformista, rigore, equità e sviluppo, l'Italia rischia davvero il fallimento. Per tutto l'anno, anche grazie alle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, il Presidente Napolitano ha sollecitato, con grande ottimismo della volontà, i suoi concittadini ad essere orgogliosi di quanto hanno fatto e ad operare attivamente per la ripresa possibile. Nel suo messaggio di fine anno, il Presidente è "sbottato" definendo "ingiustificabile" l'evasione fiscale, ahinoi, un vero tratto caratterizzante l'unità nazionale. Ha sostenuto l'esistenza di grandi risorse umane e materiali che potrebbero, se utilizzate efficacemente, rilanciare la languente economia italiana. Ha vigorosamente richiamato tutti i partiti a un confronto serrato, ma condotto nell'ambito delle regole e delle procedure costituzionali. Nel suo breve messaggio televisivo, Napolitano ha ulteriormente richiamato i partiti ad approfittare della fase di sospensione del loro scontro ferocemente e sterilmente bipolare per ricostruire regole del gioco che conducano ad una matura democrazia dell'alternanza, sicuramente un'ardua impresa per gli attuali gruppi dirigenti. A fronte di troppe critiche senza fondamento e spesso semplicemente stupide, ha spiegato pacatamente per quale ragione si imponesse un cambio di governo. Proprio poiché è lecito dubitare delle capacità di apprendimento di non pochi parlamentari e dei loro partiti, repetita iuvant, vale a dire è sempre opportuno che il Presidente della Repubblica ricordi autorevolmente ai suoi concittadini dalla debole e corta memoria che cosa può tenerci insieme, per quali ragioni la coesione sociale non è soltanto da perseguire per considerazioni etiche, di giustizia, ma da conseguire perché consente di costruire un futuro migliore. Gli accenti più nuovi il Presidente li ha posti sui rapporti fra Italia e Europa. Senza il sostegno dell'Unione Europea dovremmo tutti sapere che non abbiamo nessuna possibilità di uscire dalla crisi, ma, qui l'accento più originale e più rilevante, l'Europa deve fare la sua parte. Il Presidente è parso non soltanto preoccupato da una percepita incomprensione di alcuni leader europei dei notevoli sforzi che il governo Monti sta facendo e dei sacrifici che sta imponendo, ma addirittura, pur nella sua classica compostezza, irritato. Insomma, l'Italia ha certamente bisogno dell'aiuto dell'Unione Europea, ma ai leader europei Napolitano dice con chiarezza e persino un po' di durezza che l'Unione Europea rischia moltissimo senza l'Italia. Non potrà andare da nessuna parte. L'Italia non è una zavorra, ma una protagonista della storia e della politica europea. E' augurabile che il messaggio inviato in primo luogo alla Cancelliera tedesca Merkel e poi al Presidente francese Sarkozy nonché ad alcuni scettici Commissari europei, venga ascoltato, data l'autorevolezza europeista del Presidente italiano, con appropriata attenzione. Il 2012 sará un anno cruciale anche per le scadenze elettorali in Francia e negli Stati Uniti d'America, scadenze che potrebbero produrre altre turbolenze finanziarie. La convinzione di Napolitano è che sarà la buona politica a creare in Italia le condizioni per la ripresa. Allo stesso modo, soltanto una buona politica europea riuscirà a dare una risposta efficace a mercati e operatori spesso nient'affatto razionali, ma preda di inspiegabili ondate di "panico" collettivo. Auguri di Buon Anno anche a lei, caro Presidente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA