"Centovetrine" ormai è ai titoli di coda
SAN GIUSTO CANAVESE Sono culminate in una manifestazione di protesta che si è svolta ieri, giovedì 29 dicembre, davanti all'ingresso degli studi di "Telecittà", le prime iniziative di mobilitazione dei circa centocinquanta tecnici della soap "Centovetrine", cominciate subito dopo l'annuncio della cessazione della produzione. E quella andata in scena non è una "fiction", ma un'amara realtà. Il più arrabbiato è Lello Roppoli, capo elettricista: «La cosa più grave è che ci hanno comunicato la fine delle riprese soltanto il 21 dicembre, senza alcun preavviso. Senza pensare al nostro futuro. Tra noi infatti ci sono coppie entrambe impegnate nella produzione che ora si trovano, all'improvviso senza più un posto di lavoro, con l'unica possibilità di fare domanda per la disoccupazione ordinaria. La comunicazione ci è arrivata con una fredda nota dalla direzione esecutiva di "Mediavivere". Ma non abbiamo alcun interlocutore diretto a cui rivolgersi per avere una spiegazione su quello che ha condotto alla cessazione di una soap che continua a far registrare un alto numero di ascolti. In via informale qualcuno ci ha detto che tutto il materiale girato e non ancora trasmesso sarà utilizzato per una serie di puntate che sarnno mandate in onda in prima serata, a partire dalla prossima domenica 22 gennaio. E che se dovesse andare bene si potrebbe tornare a discutere su un'eventuale ripresa della soap. Ma noi a dire il vero ci crediamo poco». Il timore che sia stata scritta la parola fine arriva anche da Sara Migliorini, assistente scenografa. «I palinsesti - dice la Migliorini con amarezza - non si decidono certo a dicembre, per cui la decisione di chiudere "Centovetrine" era già stata presa, ma nessuno ha avuto il rispetto della nostra dignità di lavoratori. Il vero problema è che manca un contratto sulla lunga serialità che ci dia delle garanzie. Che vogliono dire almeno preavvisi e liquidazione». La Fistel-Cisl del Canavese rende noto di aver chiesto un incontro con l'azienda, ma di non aver ricevuto al momento alcuna risposta. «Alla base ci deve essere la volontà da parte della produzione di trovare delle soluzioni - chiosa Roppoli -, altrimenti è tutto inutile. E dire che questa batosta arriva da chi aveva promesso un milione di posti di lavoro. "Mediavivere" è legata infatti a "Mediaset", società di famiglia dell'ex premier Silvio Berlusconi». Per il sindaco di San Giusto Giosi Boggio la speranza è davvero appesa ad un filo: «Abbiamo il sentore che non si tratti di una crisi passeggera, mentre non è stato annunciato l'arrivo di nuove produzioni in sostituzione di "Centovetrine". Che ne sarà allora di "Telecittà" e dei suoi studi di produzione? Lydia Massia