La solidarietà della Provincia

A fianco delle Comunità montane ci sono pure le Province, che ora sono anch'esse minacciate di soppressione. Marco Balagna, assessore provinciale alla montagna,è stato sempre a fianco dell'Uncem nella battaglia in difesa dei piccoli Comuni e degli enti montani. "Nessuno chiede di mantenere lo status quo, nessuno si sottrae alle riforme, ma non si può annullare con un disegno di legge il patrimonio immenso di competenze e funzioni oggi incardinato nelle Comunità montane". TORINO La mobilitazione della montagna piemontese è iniziata ieri pomeriggio, martedì, con una manifestazione davanti a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale, organizzata dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, per dire "no" al disegno di legge approvato la settimana scorsa dalla giunta guidata da Cota, che cancella le ventidue Comunità montane del Piemonte. Duecento i lavoratori scesi nel capoluogo piemontese dalle valli, insieme ai presidenti di quasi tutte le Comunità montane, tra cui quelli canavesani, Marina Carlevato per la Valchiusella, Val Sacra, Dora Baltea, Alessandro Gaudio per l'Alto Canavese e l'assessore Silvio Varetto per le Valli Orco e Soana. Per i 435 dipendenti delle Comunità montane, infatti, l'anno nuovo potrebbe riservare brutte sorprese. Il loro futuro continua ad essere incerto, dato che ancora non è chiaro quale sarà l'ente che li assorbirà (Regione?, Comuni?) nel caso in cui la cancellazione delle Comunità montane sia confermata (il disegno di legge deve ancora essere approvato dal Consiglio regionale) mentre già nei prossimi mesi i loro stipendi potrebbero essere a rischio. Ieri, la delegazione dei manifestanti ricevuta dal presidente del consiglio regionale, da consiglieri di tutti i partiti,nonché dall'assessore agli Enti locali Elena Maccanti, non ha avuto buone notizie riguardo allo stanziamento del fondo per la montagna, quei venti milioni di euro destinati ogni anno alle Comunità montane, senza i quali nei prossimi mesi questi enti non riusciranno a garantire il pagamento degli stipendi e che per ora non si sa se saranno a bilancio nel 2012. «Il disegno di legge varato dalla Giunta regionale - ha spiegato Lido Riba, presidente dell'Uncem Piemonte - si scontra con quattro articoli dello Statuto della nostra Regione dove le Comunità montane sono configurate come i soggetti che organizzano lo sviluppo del territorio montano e i servizi per i cittadini, dai trasporti al socio-assistenziale, dalla scuola al turismo. Abbiamo chiesto alla Regione che vengano inseriti nel bilancio 2012 i venti milioni di euro che permettono di pagare i 435 dipendenti che lavorano negli enti nati 40 anni fa. Non possiamo permettere un ulteriore attacco alla montagna, al territorio più debole del Piemonte.Venti milioni equivalgono a 20 euro pro capite per i cittadini piemontesi che vivono nelle aree montane. Se a Torino che ha lo stesso numero di abitanti di tutto il territorio montano piemontese, venisse assegnata solo una cifra simile a quella prevista, e oggi messa in discussione, per la montagna, non si gestirebbe neanche un servizio. Devono essere considerati i due miliardi di valore delle risorse che ogni anno vengono prelevate dalle Terre Alte del Piemonte a vantaggio dell'intera collettività. Non possiamo vedere soppresse le Comunità montane con un attacco ideologico che vuol fare cassa, alle spalle di quanti vivono e operano nelle terre alte». Oltre a garanzie per i dipendenti, i rappresentanti sindacali e i presidenti delle Comunità montane hanno chiesto di sospendere il disegno di legge per discutere insieme una nuova organizzazione degli enti locali montani. «La nostra - hanno detto - è una battaglia di civiltà e di legalità per il territorio montano». Ornella De Paoli