Passera: «Non ci sarà un'altra manovra»
di Annalisa D'Aprile wROMA «Non c'è nessun'altra manovra in arrivo. Abbiamo messo al sicuro l'Italia e, con il piano Monti, evitato il rischio di finire come la Grecia». Ne ha per tutti il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera che, dallo studio televisivo di "Che tempo che fa" (in onda ieri sera su Raitre, ndr), fa il punto su quanto fatto finora dall'esecutivo per fronteggiare la crisi economica e sui nodi ancora irrisolti (dalle liberalizzazioni alle frequenze tv passando per pensioni e Imu). Prima di spiegare come il piano di salvataggio del premier Mario Monti sia stato decisivo nel far recuperare «credibilità» al Paese («pre-requisito di tutte le altre cose», sottolinea), Passera risponde picche all'ex collega Giulio Tremonti che ipotizzava l'imminente arrivo di altre misure. «Non è che il governo funzioni solo di manovre», precisa il ministro negando che ce ne sarà un'altra. Schivato «il rischio Grecia, che era ad un passo», dice Passera, ora bisogna far ripartire la crescita. E proprio sul fronte della crescita, tra le questioni aperte della manovra da 33 miliardi che, dopo l'approvazione della Camera oggi arriva in Senato, restano frequenze tv e liberalizzazioni. «Che un bene prezioso e comunque pubblico possa essere dato gratuitamente non è tollerabile e quindi, verosimilmente, non lo tollereremo» sottolinea il ministro-tecnico (che non sa se il suo futuro sarà in politica, ma che confessa: «Occuparsi del bene comune è il più bello dei lavori») riferendosi all'assegnazione delle frequenze televisive. Nota dolente del decreto poi, la marcia indietro su farmacie e taxi. Sulle liberalizzazioni sfumate, Passera rivela di essersi preso «un'arrabbiatura pazzesca». «Ma non finisce qua» promette, riferendosi «al caso emblematico delle farmacie: era una liberalizzazione giusta, molto limitata che dava spazio a parafarmacie e giovani. E comunque ci torneremo». Il governo potrebbe appunto tornarci su con delle correzioni che, però, verrebbero inserite nel milleproroghe. Perchè ormai non c'è più tempo per rimettere mano alla manovra. Da oggi il decreto blindato è all'esame delle commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama. Salvo colpi di scena, il testo dovrebbe essere licenziato senza correzioni e arrivare all'esame dell'Aula. Obiettivo finale, dare via libera al decreto giovedì, venerdì al massimo. Dunque entro Natale, come promesso da Monti. È per il rispetto di questi tempi contingentati che l'unica via per far rientrare dalla finestra gli aggiustamenti usciti dalla porta, sarebbe il provvedimento del milleproroghe di fine anno (che proroga o risolve disposizioni non rispettate). Una soluzione che fa storcere il naso al capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto: «Nessun sostegno per risolvere preoccupazioni avanzate da una sola parte politica». In testa alla lista delle rettifiche ci sono le pensioni dei lavoratori precoci (penalizzati dalla riforma previdenziale insieme alla classe 1952). Il governo ha già accolto un ordine del giorno che prevede un'attenuazione delle penalità per chi lascia prima dei 62 anni. Poi c'è la questione dei lavoratori licenziati al di fuori di accordi sindacali perché vicini alla pensione: per i sindacati vanno pensionati con le vecchie regole. Per la Fornero (Welfare) bisogna sapere prima di quanti lavoratori si tratta. Da risolvere inoltre, le spinose liberalizzazioni dei taxi e della vendita di farmaci di fascia C nelle parafarmacie; l'assegnazione delle frequenze televisive digitali tramite asta (e non gratuita, come prevedeva il "beauty contest" deciso nell'ultimo governo Berlusconi); e un alleggerimento dell'Imu per pensionati senza figli e a basso reddito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA