Sindaci e consiglieri uniti per salvare il romitorio
FELETTO «Aiutateci a salvare il romitorio di frazione Mastri». L'appello viene lanciato da Beppe Chiarello, consigliere comunale di maggioranza a Rivarolo, oltre che priore dell'associazione dei Cavalieri di Sant'Eusebio. A sostenerlo in questa iniziativa, il sindaco di Feletto, Giovanni Audo Gianotti, il presidente del consiglio comunale di Rivarolo, Franco Papotti, Livio Leone e Pierangelo Ronfetto, gli architetti che stanno curando gli interventi di restauro del sito. I lavori all'antica struttura, per un importo di 155 mila euro, erano cominciati nel 2009. Ma, fino a questo momento, sono stati portati avanti solo il restyling della torre campanaria (in parte terminato) e la rimozione delle macerie presenti sul posto in notevoli quantità. Oltre al consolidamento conservativo dei muri dell'edificio. Molto, moltissimo rimane ancora da fare. E non solo per riportare a nuova vita il romitorio, ma anche l'area esterna che gli esperti, spiegano, potrebbe custodire importanti reperti archeologi. Come tiene a sottolineare Chiarello, il romitorio era stato trasformato in una discarica abusiva. «L'area merita di essere valorizzata e di diventare meta di attrazione turistica» osserva il priore. In effetti, questo luogo senza tempo è ricco di fascino. E c'è persino un fitto mistero da risolvere. Dopo alcune ricerche storiche condotte dai Cavalieri di Sant'Eusebio, qui è riaffiorata dal passato la figura del soldato tedesco, Giovanni Rosmajor, proveniente da Hiberlenga, una cittadina sul lago di Costanza. Fu per mano sua che, nel 1661, vennero ristrutturati i locali di quell'antica chiesa di frazione Mastri e adibiti a romitorio per i pellegrini. La leggenda narra che in quel luogo il cavallo di Rosmajor si fermò rifiutandosi di proseguire il cammino. Allora, a quanto pare, il tedesco, forse considerando l'ostinatezza del suo animale come una sorta di segno divino, elesse a sua dimora il sito. Spiega Chiarello: «Una testimonianza concreta di quella vicenda c'è, durante i lavori di ristrutturazione della chiesa furono ritrovati un mattone con incisa la data del 1661 ad indicare l'inizio lavori ed uno con scritto 1664 ad indicarne la conclusione. I conti tornano, dunque. Ora, i reperti sono custoditi presso il museo archeologico di Cuorgnè». «Dobbiamo ringraziare la Fondazione Crt, la Compagnia San Paolo, l'associazione Equilatero, le aziende Mautino Legnami, Monaco Armando, Studio Isg Confin Leasing – continua Chiarello - per i contributi che ci hanno devoluto fino ad ora. Speriamo vivamente che anche le istituzioni facciano la loro parte. Chi volesse donare fondi per il romitorio può contattare l'associazione dei Cavalieri di Sant'Eusebio al numero 3381784621».(mt.b.)