La Bce taglia i tassi ma le Borse crollano Allarme banche
di Andrea Di Stefano wMILANO Il nuovo taglio dei tassi di un quarto di punto - dall'1,25 all'1% - da parte della Banca centrale europea non ha avuto alcun effetto contro la tempesta innescata dall'Eba (l'agenzia europea delle banche) e dallo stesso Mario Draghi. Dopo che il Governatore della Bce ha nuovamente smentito l'ipotesi di prestiti diretti ai governi, lo spread fra Bund tedeschi a 10 anni e i corrispondenti Btp ha fatto registrare una brusca risalita superando quota 420 punti. In chiusura il differenziale si è assestato a 444 punti, 56 in più rispetto ai 388 dell'apertura ma ancora più forte è stato il balzo dello spread con i Bonos spagnoli, a 362 punti, e - con una percentuale ancora maggiore (circa il 10%) - con i titoli francesi, saliti a 123 punti, 11 in più dell'apertura. Banche Ue a rischio A dare un colpo durissimo ai mercati è stato l'esito del nuovo stress test sugli istituti di credito. Il fabbisogno di nuovi capitali per le principali banche europee ammonta a 114,7 miliardi di euro secondo l'European Banking Authority. In testa la Grecia dove sarebbero necessari 30 miliardi di euro seguita dalla Spagna con 26,17 miliardi, le banche italiane con 15,7 miliardi, quelle tedesche con 13,1 miliardi e le francesi con 7,32 miliardi. Borse a fondo I timori sul calo del Pil confermato dalla Bce iniseme alle incertezze sul vertice europeo hanno abbattuto quindi le piazze finanziarie con Milano, maglia nera d'Europa, trascinata al ribasso dai bancari (-4,29%). A ruota tutti segni negativi: Lisbona (-2,57%), Parigi (-2,53%), Francoforte (-2,01%) e Londra (-1,14%). Molte banche italiane hanno registrato pesanti flessioni dei titoli tra il 6,15% del Banco Popolare e il 10,5% di Mediobanca. Intesa ha l'asciato l'8,92%, Unicredit il 7,2%, Mps il 9,15. Male anche Finmeccanica (-9,38%), Fiat Industrial (-7,09%), Fiat (-3,34%). Bce divisa sul taglio tassi Non è stata una riunione facile, a giudicare dalla netta risposta del presidente dell'Eurotower, Mario Draghi: a una precisa domanda ha riconosciuto come sul nuovo taglio dei tassi nel Consiglio direttivo della Bce «ci sono state opinioni divergenti, non sulla sostanza ma sulla scelta di tempo: non è stata una scelta unanime ma a maggioranza». Ed è facile che dalla Germania siano arrivate le resistenze più forti, compensate in parte dalla scelta di allontanare ogni ipotesi (anche mediante il Fondo Monetario Internazionale) di prestiti ai paesi in crisi dell'Eurozona. Scelta che Draghi ha vigorosamente difeso in conferenza stampa, rifacendosi - proprio come fa Berlino - ai testi fondamentali della Bce. Non vogliamo aggirare gli articoli 1, 2 e 3 del trattato fondatore della Bce, articoli - ha ricordato Draghi - «che impediscono» interventi come i prestiti all'Fmi, affinchè quest'ultimo li rigiri ai paesi dell'Eurozona: tanto più che la Banca centrale - a differenza dei singoli paesi - non è membro del Fondo. Draghi ha poi sottolineato che «ogni banca centrale ha i suoi compiti istituzionali». «Noi operiamo nel limite del trattato», ha ricordato, laddove «il mandato della Fed e della Banca d'Inghilterra» è differente, con diversi strumenti di politica monetaria. Pil in flessione Nel documento finale della Bce - letto da Draghi - si sottolinea come nel quarto trimestre del 2011 l'andamento del Pil nell'Eurozona appaia più debole. Il presidente della Bce ha annunciato una significativa revisione al ribasso delle stime di crescita che vedono per il 2011 un aumento reale del Pil fra l'1,5% e l'1,7%, ma soprattutto fra -0.4% e 1.0% nel 2012 e fra 0,3% e 2,3% in 2013. Poche sorprese invece dall'inflazione che dovrebbe scendere sotto il 2% nel corso del prossimo anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA