Milan, ipotesi Van Basten. Allegri: resto

«Dobbiamo vincerle tutte». Chiaro, semplice, diretto. Andrea Ranocchia traccia la linea tra ciò che la classifica di serie A racconta dell'Inter di Ranieri e quello che il campionato si accinge a orchestrare da qui alla fine dell'anno. «Non possiamo permetterci di pensare ad altro - spiega Ranocchia - ci stiamo preparando per contrastare Di Natale e tutta la squadra, anche se non sentiamo la pressione di dover vincere per forza, perchè siamo abituati a vincere e siamo pronti a fare questa rimonta».. Un altro cavallo di razza è Cambiasso, uno abituato a prendere il toro per le corna e a ridere in faccia alle difficoltà: «È inutile nascondere che in campionato la situazione non è ideale, però questa è la realtà e siamo convinti che facendo bene possiamo risalire. La posizione finale non la sa nessuno, nemmeno quelli che ora sono primi. Quello che è importante è recuperare il passo solito di questa squadra: adesso penso che stiamo percorrendo la strada giusta, fare tre-quattro risultati di fila ti dà morale per continuare». MILANO «Io sono uno diretto», dice di sè Massimiliano Allegri. E la conferenza stampa alla vigilia della sfida con il Genoa lo conferma. In mezz'ora spiega che attende il rinnovo di contratto promesso mesi fa, non offre nuovo spazio a Pippo Inzaghi che medita l'addio, e fra una cosa e l'altra sollecita il suo Milan a non abbassare il ritmo, «a essere ancora più cattivo» perché la rimonta della Juve a Napoli ha consolidato le credenziali bianconere. In ordine di importanza, si comincia con il rinnovo. Fra le righe si vede che è un tasto dolente per l'allenatore, l'unico delle squadre di vertice a parte Edy Reja con un contratto in scadenza a giugno. «Non ci saranno sorprese» dice Allegri, confidando nella parola data dall'ad Galliani dopo la conquista della Supercoppa a Pechino. Era agosto, quattro mesi dopo non ci sono novità e all'orizzonte spunta il nome di Marco Van Basten, da sempre pallino di Berlusconi. «Galliani ha detto che resterò fino al 2014, sia a lui sia al presidente ho spiegato che la mia ambizione è quella di rimanere - chiarisce Allegri - Da parte mia non c'è nessun problema. Bisogna solo mettersi a parlare e definire tutto». Potrebbe discuterne direttamente con Berlusconi, che si appresta a tornare formalmente al vertice del lub. Un ambiente piuttosto sereno in questo momento, se si fa eccezione per Inzaghi, che medita l'addio a gennaio, corteggiato da vari club italiani (vedi l'Udinese) e stranieri (Blackburn, Apoel Nicosia). «Se è scontento, dovrà fare le sue valutazioni con me e la società - taglia corto Allegri - Secondo me Inzaghi deve restare, perché nell'arco del campionato può ritagliarsi il suo spazio. Io parlo sempre chiaro, a volte anche troppo. È normale che all'inizio è stato difficile mandarlo in campo: perché ha 38 anni, ed era reduce da un intervento al crociato. Lui è la quinta punta, ma può trovare spazio». Finora ha giocato solo 25', ed è stato escluso dai convocati anche per la trasferta di Genova, in cui mancheranno Van Bommel, fermato da un'infiammazione al ginocchio e sostituito davanti alla difesa da Ambrosini, oltre agli altri infortunati Abbiati e Nesta, rimpiazzati rispettivamente da Amelia e Yepes. In attesa del rinforzo in attacco («Tevez è ottimo, ma pensiamo al presente»), sta convincendo Pato. Difficilmente ci sarà spazio dall'inizio per Seedorf, che in un'intervista ha consigliato a Ibra di giocare più vicino alla porta. Allegri (che smentisce un flirt con Barbara D'Urso) commenta«A Coverciano ci sono i corsi da allenatore, li può fare tranquillamente...». «Io mollo? Proprio no. Lo sarà qualcun altro, ma non io. Queste sì che sono c....e»: Alberto Malesani ha vissuto in questi termini la sua vigilia contro il Milan. Sfogandosi contro parte della stampa genovese che lo ha accusato di eccessiva morbidezza. Alla vigilia della sfida con Milan Malesani ha rispedito al mittente le critiche. E, come già fece in Grecia quando era alla guida del Panathinaikos, si è tolto alcuni sassolini. Dopo aver incassato la fiducia del presidente Preziosi, il tecnico si è presentato in conferenza stampa si è sfogato sfogando tutta la sua rabbia. «Sulla formazione e sui sistemi di gioco non parlo. Si può dire una cosa sola: siamo in undici sia di qua che di là».