«Ho moglie e figli truffato dal legale e ora senza più casa»
CHIAVERANO Una battaglia legale per uno sfratto durata quattro anni. Quando l'ingiunzione del tribunale diventa definitiva, ecco presentarsi l'ufficiale giudiziario accompagnato dai carabinieri per rendere esecutivo lo sfratto. Succede tutto a Chiaverano e il triste epilogo della vicenda è di ieri mattina, giovedì. Da una parte, Silvano Lorenzin, proprietario della villetta di via Andrate, ereditata da Gioconda Corini (madre di Alberto Coda, molto noto in paese e anch'egli scomparso) il 5 novembre 2007. Dall'altra parte, la famiglia di Arben Cadri, albanese di 48 anni, domiciliata nella stessa villetta fino agli ultimi giorni di vita dell'ex proprietaria. La moglie di Arben, Mimoza, aveva prestato servizio a casa dell'anziana signora Corini e quest'ultima aveva acconsentito di ospitare tutto il nucleo familiare albanese, cui era molto legata (marito, moglie e due figli). Poi ha preso il via la lunga battaglia legale, vicenda che per Arben Cadri è diventata pure una vera e propria beffa quando è venuto a sapere che il suo legale, avvocato Carla Gillio Meina, non aveva seguito la pratica regolarmente, facendogli spendere migliaia di euro inutilmente. Infatti, è di qualche giorno fa l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari che ha disposto per la Gillio Meina il divieto di esercitare la professione di avvocato per due mesi. Anche l'Ordine degli avvocati di Ivrea ha deciso di sospendere, in via cautelare, la stessa legale a tempo indeterminato. Adesso, con lo sfratto diventato esecutivo, la famiglia Cadri deve cercarsi una nuova sistemazione. Se ne stanno occupando il Comune di Chiaverano e gli assistenti sociali: provvisoriamente il nucleo familiare albanese troverà posto in un alloggio messo a disposizione dal Comune. «Quando è mancata Gioconda Corini, sono stato nominato procuratore generale e quindi unico erede - racconta Silvano Lorenzin -. In casa, erano rimasti la signora Mimoza con il marito e i due figli. A dicembre 2007 la prima comunicazione di sfratto ha dato il via alla vicenda giudiziaria. La sentenza della causa civile arriva il 20 luglio 2011 e fino a questa data la famiglia Cadri non aveva ancora trovato una nuova sistemazione. La sentenza dice che l'immobile deve essere liberato entro il 15 settembre, ma viene disattesa. A questo punto - continua Lorenzin - l'ufficiale giudiziario comunica una seconda data di sfratto: 3 novembre 2011, ma anche questa volta l'ingiunzione è disattesa. Poi giovedì 1° dicembre lo sfratto diventa esecutivo. Ho dovuto pagare io la ditta di trasloco (per liberare le cose dei Cadri) e le spese del fabbro, affinchè mi cambiasse le serrature. Denaro che ho diritto di farmi rimborsare». Invece, Arben Cadri sperava diversamente. «Sono in Italia dal 1991, mi sono sposato con Mimoza nel 1995 - spiega Arben -. Poi sono nati due figli. Con la signora Gioconda Corini (e prima ancora con il figlio Alberto) si era instaurato un rapporto confidenziale, ha sempre aiutato mia moglie e i miei ragazzi. Quando la donna è mancata, ero sicuro di aver ereditato io la villetta. Mi sono rivolto all'avvocato Gillio Meina, ma poi ho scoperto che non ha fatto nulla per me e, per di più, si è tenuta tutto il mio denaro. Adesso non so come fare». Marco Bermond