Un popolo che invecchia
IVREA Nel 1946 i Comuni sono scesi a 7 mila 810, crescono le loro dimensioni ma il 73,2 per cento sono piccoli. Con la caduta del fascismo il podestà cede il posto al sindaco. Si assottiglia il numero medio dei componenti per famiglia, che scende al di sotto delle quattro persone. Inizia a delinearsi una delle caratteristiche principali relative alla struttura demografica italiana: le famiglie dei Comuni meridionali sono più numerose di quelle del centro/nord. Oltre la metà della popolazione è celibe o nubile. Il periodo bellico ha influenzato la struttura dello stato civile della popolazione: dei circa tre milioni di vedovi, il 77 per cento è costituito da donne. I divorziati sono solo 3 mila 145 cioè lo 0,01 per cento della popolazione. Nel 2011 gli italiani superano i 60 milioni, di cui il 7 per cento sono stranieri, risiedono in 8 mila 94 comuni. Nelle 15 città metropolitane vivono 9,6 milioni di abitanti, nei 5 mila 693 piccoli Comuni 10,3 milioni. Nelle regioni settentrionali si trova il 56 per cento dei Comuni e il 45,7 per cento dei residenti; in quelle centrali il 12 per cento dei Comuni mentre in quelle meridionali sono il 32 per cento e il 34,7 per cento della popolazione. Il maggior numero dei Comuni si trova in Lombardia dove risiedono poco meno di 10 milioni di abitanti. Seguono i Comuni piemontesi che sono mille 206. In Molise, Umbria e in Valle D'Aosta si rilevano le percentuali più basse di Comuni e di popolazione residente. " I piccoli comuni- si legge nel testo pubblicato dall'Anciper i 150 anni dell'Unità d'Italia- quelli con meno di 5 mila abitanti, rappresentano da sempre l'ossatura della struttura demografica italiana: seppure il loro peso sia in percentuale diminuito rispetto al totale nazionale, continuano a rappresentare il 70,3 per cento delle amministrazioni comunali (erano l'88,5 per cento nel 1861). Dall'unità ad oggi la popolazione è triplicata. Storicamente i dieci Comuni italiani più piccoli si trovano in regioni del Nord e in Piemonte sono Ingria (49 abitanti), Moncenisio (42), Cervatto (50), Briga Alta (51), Macra (56), Massello (61) e Torresina (63). Oggi oltre metà della popolazione italiana è costituita da donne (51,5 per cento), situazione uniforme in tutte le regioni italiane. Gli uomini prevalgono nelle fasce fino a 40 anni; da questa età in poi, c'è prevalenza di donne. L'Italia è un paese sempre più vecchio: l'età media è di 43 anni; cresce la fascia con almeno 65 anni, a fronte di un tasso di natalità che rimane tra i più bassi d'Europa. Il 20 per cento ha superato i 65 anni (erano il 4 per cento nel 1861 e l'8 per cento nel 1951), mentre i giovani con meno di 15 anni sono solo il 14 per cento (erano il 34 per cento nel 1861 e il 26 per cento nel 1951). L'indice di vecchiaia ha raggiunto il valore preoccupante di 143,4: questo significa che ogni cento giovani ci sono 143,4 anziani. E' elevata la presenza di persone con più di cento anni e l'aumento medio della vita colloca il nostro paese ai primi posti in Europa e nel mondo. La popolazione attiva è pari soltanto al 52 per cento. Aumenta il numero delle famiglie che sono sempre più strette a causa della denatalità, dell'allungamento della vita media e dalla forte instabilità dei rapporti di coppia. Le famiglie composte da una sola persona e quelle senza figli sono cresciute sensibilmente in questi ultimi decenni e raggiungono il 30,7 per cento. Elevato è il numero di non sposati che si attesta al 41 per cento. Molto evidente una circostanza: il matrimonio vive un momento di crisi: il numero di celebrazioni è diminuito. I divorziati sono poco meno del 2 per cento degli italiani, dato che evidenzia come il numero delle separazioni che poi giungono al divorzio rimane ancora piuttosto basso.(g.a.)