Sanità, ordine nella giungla dei ticket
ROMA Mette ordine nella giungla dei ticket, e pensa a un balzello più democratico che tenga conto del reddito e del numero dei figli. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, è pronto alla rivoluzione sui ticket, a una gradualità del costo e anche a una omogeneità dell'applicazione. Ora ogni regione si comporta in modo diverso. «Il tema della rimodulazione dei ticket sarà affrontato a breve – dice Balduzzi – e dentro al quadro complessivo del Patto della Salute». Fino a ora i nuovi balzelli, introdotti con la manovra 2011, sono di 10 euro per le visite specialistiche e 25 euro per i codici bianchi al Pronto soccorso. Ora il ministro vuole voltare pagina. «Serve rimodulare il sistema dei ticket sanitari, di intesa con le Regioni per seguire criteri di maggiore equità e trasparenza con il riconoscimento del reddito familiare e del numero dei figli. È una delle prime questioni del nostro lavoro – aggiunge Balduzzi –, me ne occuperò nel quadro complessivo del Patto per la Salute», che il prossimo anno scade. L'idea di rivedere i ticket piace alle Regioni, che hanno reintrodotto controvoglia il balzello da maggio. E la proposta trova il sostegno anche di sindacati e forze politiche. Ma fino a oggi ogni Regione si è comportata in modo diverso. Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata si sono limitati a fare propria la direttiva. In Sardegna il ticket è solo un contributo simbolico di un euro. Abruzzo, Umbria Toscana, Emilia, Piemonte e Veneto hanno rimodulato i ticket per fasce di reddito. La Lombardia applica un aggravio del 30 per cento sul valore della ricetta. La proposta del ministro trova consensi. «Il punto d'arrivo – dice Stefano Cecconi, responsabile Welfare Cgil – deve essere l'eliminazione dei ticket». Ignazio Marino, senatore del Pd e presidente della Commissione sul servizio sanitario, suggerisce al ministro di applicare una tassa sul fumo, con 50 centesimi a pacchetto si arriverebbe a un miliardo e mezzo di euro. Le Regioni discutono anche della ripartizione del Fondo sanitario per il 2012, da 108,779,684 milioni di euro. Ma è già polemica tra nord e del sud. Torna in ballo la questione della "deprivazione", il criterio di calcolo per cui la divisione dei fondi sanitari deve avvenire anche in base alle condizioni socio-economiche del territorio. Quelle del sud chiedono che si tenga delle condizioni economiche del Mezzogiorno, quelle del nord vogliono che prevalgano criteri tradizionali, come il conteggio della popolazione e il peso della popolazione anziana. (l.roj) ©RIPRODUZIONE RISERVATA