Napolitano: «Follia negare cittadinanza ai figli di immigrati»
di Gabriele Rizzardi wROMA «Il fatto che non venga riconosciuta la cittadinanza ai bambini nati in Italia e figli di immigrati è un'autentica follia, un'assurdità». Dopo aver ricevuto la scorsa settimana al Quirinale i «Nuovi cittadini italiani» immigrati di seconda generazione, Giorgio Napolitano torna sulla necessità di riformare la legge sulla cittadinanza. L'occasione per chiedere alla nuova maggioranza di approvare rapidamente una delle tante proposte di legge che giacciono in Parlamento è offerta dall'incontro al Colle con una delegazione delle Chiese evangeliche. «Di bambini figli di immigrati, ma nati in Italia, ce ne sono centinaia di migliaia che frequentano le nostre scuole» spiega il presidente della Repubblica, per il quale riconoscere loro la cittadinanza è «non solo diritto elementare, ma dovrebbe anche corrispondere ad una visione della nostra nazione di acquisire nuove energie per una socità invecchiata, se non sclerotizzata». Alla guida del paese c'è il governo Monti che è sostenuto da una larghissima maggioranza e Napolitano, che ricorda anche l'istituzione di un ministero per la Cooperazione e l'Integrazione, fa capire che ora c'è la possibilità di operare. «Dopo la tempesta il mare è ancora un po' mosso, ma credo che ci siamno maggiori possibilità di dialogo e confronto fra gli schieramenti» precisa Napolitano. Il clima nuovo favorirà la tanto attesa riforma che, come ricorda il ministro per la Cooperazione e integrazione, Andrea Riccardi, riguarderebbe i 572 mila minori di origine straniera nati in Italia? Pd, Idv, Terzo Polo ma anche i sindacati, le associazioni del volontariato e le Acli, si dicono pronti al grande passo. Dario Franceschini ricorda che la questione è stata posta da lui e da Bersarni nelle dichiarazioni di voto per la fiducia a Monti mentre Anna Finocchiaro assicura che la nuova legge sulla cittadinanza potrebbe essere approvata entro la fine di dicembre. Ieri, dopo l'appello del capo dello Stato, 113 senatori (tutto il Pd, Idv e alcuni del Terzo Polo) hanno presentato un disegno di legge che modifica la legge del 1992 e assegna la cittadinanza ad ogni nato in Italia indipendentemente da quella dei genitori. L'accelerazione di Napolitano non piace alla Lega, che con Calderoli promette le «barricate» in Parlamento e nelle piazze, e allarma anche una larga fetta del Pdl che vorrebbe ricucire con Bossi e ricorda al Quirinale che le priorità del governo riguardano le misure per fronteggiare la crisi. Monti, insomma, rischia: «Se si propongono questioni fuori dall'agenda di governo, allora potrebbero emergere anche altri temi come la giustizia...» avverte Fabrizio Cicchitto. «Se qualcuno vuole creare le condizioni perché Monti cada subito, ha trovato la strada giusta» taglia corto l'ex ministro La Russa. Per ora, i cattolici del Pdl come Maurizio Lupi che non sarebbero contrari alla riforma, restano in silenzio. Chi ha voglia di gridare la prppria rabbia sono invece i leghisti. Calderoli teme che la legge sulla cittadinaza sia il «Cavallo di Troia per arrivare a dare il voto agli immigrati» mentre Roberto Maroni assicura che la nuova legge sarebbe incostituzionale: «L'idea di dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia è uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione». In risposta a Napolitano, l'ex viceministro Roberto Castelli precisa di non considerarsi un «folle» . ©RIPRODUZIONE RISERVATA