Quincinetto ritrova gli amici di Marnaz
Il Comune di Quincinetto ritrova gli amici di Marnaz, in Alta Savoia. Un incontro è previsto entro fine mese in occasione della Festa dedicata agli emigranti piemontesi e italiani in Francia che la località d'Oltralpe organizza dal 18 al 26 novembre con diverse iniziative. Il Comune di Quincinetto, gemellato con Marnaz, parteciperà alla mostra dal titolo "Speriamo che…" che raccoglie testimonianze e fotografie sugli emigranti italiani in Alta Savoia e Savoia dal 1860 a oggi. «Quincinetto avrà a disposizione uno spazio per allestire una sezione con documenti che testimoniano l'esperienza dell'emigrazione nelle nostre comunità - spiega il sindaco, Barbara Compagno Zoan -. Si invitano tutti coloro che avessero materiale fotografico o documentale inerente l'argomento, a presentarlo presso gli uffici comunali». (a.a.) STRAMBINELLO Sono temi di casa, a Strambinello, con un sindaco come Eralda Caserio, Unità d'Italia, Costituzione, lotta alle mafie, Resistenza e legalità. Non poteva dunque mancare, sul finire di questo 2011 in cui si sono celebrati i 150 anni dell'Italia unita, un appuntamento letterario nel nuovo "Luogo d'Incontro", la bella Biblioteca Civica, come quello di presentazione del fascicolo curato dall'Anpi "Il lungo filo rosso. Dal Risorgimento alla Resistenza. Costituzioni negate". Pubblicazione che si inserisce nell'ambito delle iniziative legate al 150° e che Eralda Caserio ha volentieri inserito fra gli appuntamenti de "Incontri e dialogo con gli Autori", organizzati da Comune e Sistema bibliotecario e da lei stessa introdotti e coordinati. All'esterno diluvia, ma la biblioteca è comunque affollata di persone interessate alla presentazione dell'agile volumetto da parte degli autori che hanno riunito saggi, interventi e riflessioni. Mario Beiletti, presidente dell'Anpi di Ivrea e Basso Canavese, Franco Di Giorgi, docente al liceo scientifico Gramsci e membro dell'Anpi, e il giornalista Gianni Pistolesi. «Molte sono le analogie fra Risorgimento e Resistenza: entrambi furono periodi in cui si lottò per liberare l'Italia da qualche straniero che l'occupava in armi – sottolinea il presidente Beiletti - Vennero elaborati pensieri e ideologie che tendevano, in modo più o meno confuso in entrambi i casi, a elaborare progetti e prospettive per un'Italia governata in modo diverso. Si combattè contro regimi di polizia e venne finalmente realizzata, nel 1946, l'idea mazziniana di libertà, uguaglianza, sistema repubblicano». E si sofferma sugli uomini che due secoli orsono combatterono e morirono per dare al nostro Paese un assetto unitario, contro la precedente frammentazione e le dominazioni di dinastie straniere: «Non ci furono solo, nel Risorgimento, i Garibaldi, i Cavour, i Vittorio Emanuele II, famosi ancora oggi per aver messo il sigillo su tale parte della storia, ma anche tanti giovani che combatterono in nome dei propri ideali e che oggi risultano figure rese vaghe dal tempo». «Si tratta, per citarne alcuni, di Ciro Menotti, Giuseppe Cesare Abba, Luciano Manara, Carlo Pisacane, i fratelli Bandiera. Tutti – rimarca Beiletti - sostenuti dalla volontà di costruire un'Italia unita, libera e giusta, e da un pensiero che veniva da lontano, dai fermenti ciulturali dell'Illuminismo, dalla Guerra d'Indipendenza americana fino alla Rivoluzione francese. Parimenti, alla Resistenza parteciparono giovani da ogni parte d'Italia. Una forte analogia è tra loro e quelli che parteciparono alla liberazione del Sud con i Mille, sacrificandosi nel nome della Patria». «In ciò sta un'identità condivisa – conclude Beiletti - che non può essere certamente quella della frammentazione, ma che si fonda su quella realizzazione che va dal marzo 1861 al giugno 1946. Il primo gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione, che raccoglie in sè le idee e le aspirazioni elaborate lungo quasi un secolo. Per questo, anche con le pagine del nostro opuscolo, intendiamo rispondere con la parola "Resistenza" a chi vorrebbe colpire quanto da essa rappresentato, per difendere il sacrificio e le speranze dei giovani che questa Italia la fecero anche al prezzo della propria vita». Franco Farnè