«La cultura del cemento è tramontata»

di Vincenzo Iorio wIVREA Con il piano territoriale provinciale di coordinamento, diventato dal luglio scorso legge regionale, è stata scritta la parola fine sul progetto Mediapolis. Ne è convinto Luca Mercalli, climatologo e meteorologo di fama, presidente della Società Meteorologica Italiana, secondo il quale Mediapolis è l'esempio classico di come lo sviluppo, per molti amministratori, sia ancora legato alle colate di cemento. «Mi scusi, ma perché ad Ivrea si parla ancora di Mediapolis? - esordisce in maniera sardonica Mercalli - Ma quel progetto è morto e sepolto. E' il passato. Possibile che non si riesca a fare un salto di qualità e a guardare a quello che sta accadendo nel mondo? Il piano voluto dal presidente della Provincia, Antonio Saitta, mette un freno al consumo del suolo. Nelle aree libere non si costruirà più e le vicende di questi giorni dimostrano che è indispensabile fermarsi». Impossibile continuare a governare il territorio con le vecchie regole o peggio con la negligenza alla base di tanti, troppi, disastri. Basta un dato per capire di cosa stiamo parlando: dal 1990 al 2006 la popolazione in provincia è rimasta praticamente immutata, ma sono stati consumati 7.479 ettari: una quantità pari a tre nuove città delle dimensioni di Rivoli, Ivrea e Grugliasco. «Ci sono ancora amministratori con il culto del cemento - prosegue - Bisogna costruire, cementificare: più l'opera è grande, faraonica, e meglio è. Ma questa era la cultura degli anni '50 e '60. Oggi, lo sviluppo del territori oè mantenere quel po' di benessere che abbiamo, non aumentarlo». Eppure, in Canavese, sono ancora in molti, dagli industriali ai sindaci e consiglieri regionali, a credere nel progetto Mediapolis. «Si tratta di persone fuori dalla realtà - rimarca Mercalli -. A loro bisogna dire: guardate dove va il mondo, non restate ancorati a logiche del passato. Mediapolis voleva portare alla costruzione di una sorta di Disneyland nella bellissima parte di pianura ancora non contaminata dalla cementificazione, compromettendo così irrimediabilmente uno degli, ormai, pochissimi luoghi della Pianura Padana, dove è possibile ammirare un paesaggio millenario». Tempo fa, proprio ad Ivrea, Mercalli paragonò l'effetto di Mediapolis sul territorio come a quello di una meteora. «E lo ribadisco con la stessa forza ancora oggi - aggiunge -. Cedere alle sirene di questo finto progresso fatto di autostrade, cemento, alberghi da 600 camere, è una follia». Sollecitato sull'argomento, Mercalli risponde anche a quegli amministratori che si sono lamentati per l'eccessivo allertamento imposto dall'Arpa ai Comuni. «Intanto, abbiamo detto con largo anticipo che non ci sarebbero state alluvioni come nel '94 e nel 2000, ma non dimentichiamo che siamo stati ai limiti di una situazione di forte criticità. In una situazione climatica caratterizzata da piogge violente, probabile effetto del riscaldamento globale, è meglio prevenire. Ad agosto, il sindaco di New York ha evacuato la città temendo gli effetti dell'uragano e noi che facciamo, ci lamentiamo dopo i morti di Genova». Mercalli aggiunge che questa è stata un'ottima occasione per un'esercitazione di protezione civile. «Guardi, in Italia siamo talmente ignoranti in materia di prevenzione, che abbiamo ancora tanta strada da percorrere. Solo per fare un esempio: in Australia gli edifici pubblici effettuano quattro prove antincendio all'anno. Da noi credo che ci siano edifici che in cinquant'anni non hanno mai fatto una prova di evacuazione». «Basta con queste provocazioni - conclude Mercalli - Questa è stata un'eccellente occasione per essere più attenti e pronti in caso di calamità naturali».