Saitta: «Un freno al consumo indiscriminato del suolo»

IVREA Mai, un convegno, è capitato con tale tempismo. Perché, il giorno dopo la grande paura, al di là della diversità di vedute e opinioni sull'allarme (forse) sovradimensionato, resta un fatto incontrovertibile: l'attenzione al territorio e al suo sviluppo sostenibile e rispettoso è un dovere. Dovere civile e morale. E la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio sono un'emergenza nazionale. Così, l'attenzione al convegno promosso dalla Provincia di Torino nell'auditorium di corso Inghilterra, a Torino, dal titolo "Territorio, maneggiare con cura", è stata grande. Il Piano territoriale provinciale di coordinamento è diventato legge regionale nel luglio scorso ed è un documento che, oggettivamente, può porre un freno deciso alla svendita dei territori. E' il primo documento di questo tipo a livello nazionale. Per questo l'interesse è grande e se ne è discusso, tra gli altri, con il geologo Mario Tozzi, Daniele Bortolussi della Pastorale sociale e del lavoro, Emanuele Burghin del coordinamento Agenda 21 Italia. Il problema del consumo del suolo è ora entrato prepotentemente nel dibattito sul futuro dei territori e non è più soltanto un argomento per pochi sparuti irriducibili ambientalisti. I dati non sono per nulla confortanti: «Dal 1990 al 2006, la popolazione in provincia di Torino è rimasta praticamente immutata nei numeri, ma sono stati consumati 7.479 ettari di suolo: una quantità pari a tre nuove città delle dimensioni di Rivoli, Ivrea e Grugliasco», ha detto il presidente della Provincia, Antonio Saitta. Fa impressione? Molto, ma basta aggirarsi nei nostri paesi e nelle nostre campagne per constatare come siano cresciuti capannoni, aree industriali ed edilizia residenziale a scapito di uno scarso riutilizzo delle aree già compromesse e dello spopolamento dei centri storici. «Nelle aree libere non si costruirà più – ha incalzato Saitta –. Le vicende di questi giorni dimostrano che è indispensabile fermarsi. Non possiamo continuare a governare il territorio con le vecchie regole o, peggio, con la negligenza». Come funziona? Il Piano territoriale mette un freno: i Comuni, nel predisporre la modifica dei Piani regolatori, dovranno adeguarli a regola precise. Saranno comunque gli enti territoriali a decidere quali sono le aree libere e non si immagini, nonostante la grande ondata emotiva di questi giorni, di vedere le ruspe ferme all'improvviso. Né il Piano territoriale si pone contro lo sviluppo edilizio tout court, ma ogni intervento va ragionato e il discorso vale soprattutto per i Comuni che, negli ultimi anni, a fronte di casse sempre più vuote, hanno consentito costruzioni su grandi porzioni di territorio per incassare oneri di urbanizzazione poi utilizzati per creare e mantenere i servizi. D'ora in poi, i concetti di qualità dal punto di vista territoriale e sicurezza idrogeologica sono per legge. Tra l'altro, durante il convegno, con l'obiettivo di sensibilizzare e informare i giovani amministratori a compiere scelte di pianificazione coerenti con un minore consumo di suolo e a stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e ai suoi processi decisionali, è stato lanciato un bando per giovani registi under trenta per la realizzazione di audiovisivi sul tema del contenimento del consumo di suolo. Rita Cola