Comerro e Macone cauti sulla nuova cava di ghiaia
MAZZE' Il sindaco di Mazzè, Teresio Comerro, lo aveva detto, senza mezzi termini in occasione di un'assise pubblica: «Mai più cave nel nostro territorio». Invece, ecco arrivare sulla sua scrivania il progetto, presentato nei mesi scorsi da un'impresa dell'Astigiano, per la realizzazione di una cava per l'estrazione di ghiaia in un'area situata tra la frazione Casale e il comune di Rondissone. Un progetto che ha subito innescato le preoccupazioni del gruppo di minoranza "Gente per il comune". «Non ci preoccupano - spiega il capogruppo Flavio Macone - l'estensione della cava, di dimensioni piuttosto modeste e nemmeno l'estrazione del materiale, che indubbiamente potrebbe portare consistenti risorse nelle casse comunali, ma il suo futuro riempimento. Ci risulta infatti che la cava sarebbe riempita da gesso, derivante dalla lavorazione di vetro del gruppo Saint Gobain, che attraverso vari marchi è specializzato in prodotti per l'edilizia e nei contenitori di vetro, con cui la ditta etrattiva ha preso accordi. Il gesso che, come materiale presente in natura non è pericoloso per la salute, utilizzato durante la lavorazione del vetro , viene sottoposto a procedimenti chimici, da cui potrebbero derivare elementi di preoccupazione. Altra perplessità è legata al periodo: di solito le concessioni per una cava variano da 3 a 5 anni, che però nel caso di necessità motivate dall'impresa possono essere prorogati. Chi ci assicura quindi cosa verrà sotterrato in futuro? Il Comune poi potrebbe opporsi alla concessione presentando valide argomentazioni in sede di conferenza dei servizi. Invece non sappiamo quali siano le sue intenzioni. La prossima conferenza dovrebbe essere in programma per il mese di novembre. Per quella data speriamo di sapere qualche ragguaglio in più». Le preoccupazioni però non le nasconde neanche il primo cittadino. «L'istruttoria per la concessione all'utilizzo della cava è affidata alla Provincia - spiega Comerro, che sta analizzando il materiale con cui verrebbe poi riempita la cava. Dai primi risultati non sembrano esserci problemi. Tuttavia come amministrazione in sede di conferenza dei servizi abbiamo chiesto di prendere tempo: vogliamo le massime garanzie sul materiale e sulla metodica di esecuzione. Nel caso su questi due fattori non emergano problematiche chiederemo anche alla ditta il versamento del massimo degli introiti derivanti dall'estrazione. Denaro che verrà utilizzato per non aumentare la pressione fiscale con il prossimo bilancio. Questa prima fase ci vede su posizioni di estrema cautela».(l.m.)