Quei quintetti del "nostro blues"
SETTIMO VITTONE Li chiamano quintetti, o fanfare: sono formazioni spontanee costituite da strumentisti in grado di suonare anche senza leggere la musica. Ed in questa particolare espressione artistica, il Canavese vanta una lunga tradizione. Da alcuni anni i suonatori di quello che Amerigo Vigliermo ama definire "Il nostro blues", si danno convegno al ristorante per una serata tutta per loro. Stavolta è stato un locale di Settimo Vittone, ad ospitare il ritrovo dei musici, organizzato nell'occasione da Franco Mania e Fabrizio Giachino, ovviamente suonatori. Un quarantina, gli intervenuti, provenienti oltre che da centri della zona quali Carema, Quassolo e Quincinetto, anche dal Biellese e dalla Valchiusella, terre,queste ultime, anch'esse ricche di strumentisti "da quintetto". A fare gli onori di casa la fanfara di Settimo Vittone, una decina di elementi che hanno accolto gli ospiti al suono di una marcia. Una cena per creare la giusta atmosfera ha preceduto le esibizioni delle formazioni, spesso improvvisate sul momento. Tanto, quando si parla la stessa lingua musicale, non ci sono problemi d'intesa. Una menzione particolare la meritano Francesco Sardino, ottant'anni compiuti proprio quel giorno, ed ancora capace di far squillare la sua tromba, e Samuel Brocco, appena dodici anni, e già un virtuoso del bombardino. La serata di Settimo Vittone ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la musica da "quintetto" è viva più che mai. A darle dignità, quando la si sentiva definire "di serie B", è stato più di tutti lo stesso Amerigo Vigliermo, con trasmissioni televisive e radiofoniche, serate sul tema presso il Centro Etnologico Canavesano e con un libro dedicato proprio ai "quintetti". (g.g.)