Omicidio Ruggiero, comincia il processo

Antonio Poddesu, marito della vittima, si è costituito parte civile con l'avvocato Anna Zoccali. L'uomo, che quella mattina del primo giugno 2010 venne malmenato e legato, non ha mai nascosto la sua rabbia per gli assassini: «Sono stati delle bestie. Si sono accaniti contro due poveri vecchi indifesi. Non c'era bisogno di uccidere mia moglie. Non potevamo fare loro nulla di male». Sin dall'inizio, ai carabinieri che avevano indagato sul caso, Poddesu aveva spiegato che soltanto qualcuno che conosceva le sue abitudini mattutine poteva essere l'autore della rapina. «Sono del quartiere: di questo sono certo. Conoscevano la mia abitudine di uscire a quell'ora per fumare una sigaretta e capire che tempo fa. E poi sapevano che avevo soldi in casa». In realtà, solo il presunto basista era di Ivrea, mentre i rapinatori e gli assassini della moglie provenivano dal quartiere Falchera di Torino. IVREA Le cronache l'hanna raccontato come "l'omicidio di San Giovanni". Una storia brutta. Bruttissima. Un delitto efferato che aveva scosso più l'opinione pubblica nazionale che la città di Ivrea. Ai funerali della povera Matilde Ruggiero, in un caldo pomeriggio del giugno di un anno fa, era presente appena una quindicina di persone, giornalisti compresi. Questa mattina, venerdì, a poco più di un anno di distanza da quei terribili fatti, nell'aula del tribunale di Ivrea, compariranno presunti autori materiali e basisti di quella rapina finita in tragedia. Alla sbarra, davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Carlomaria Garbellotto, ci saranno i tre uomini che la mattina del primo giugno del 2010, secondo la procura, si infilarono nell'abitazione di una coppia di anziani. Cercavano un tesoro, i risparmi di una vita. E li cercavano a casa di Antonio Poddesu e sua moglie Matilde Ruggiero, 80 anni e non vedente lui, 77 e vari problemi di salute lei. Si tratta di Alfonso Pollidoro, 55 anni (avvocati Alessandra Bianco e Gianpaolo Zancan), Giorgio Sieno, di 48, (avv. Francesco Boggio) e Concetto Mazzarella, 46 anni (avv. Giuseppe Costanzo). Si tratta di tre pregiudicati torinesi (oggi in carcere) con una lunga esperienza nel campo delle rapine. Secondo l'accusa a indicare ai tre quello che doveva essere un colpo facile e dal bottino consistente, era stato Adriano Corrado, 51 anni, di Ivrea. La stessa accusa, in un primo momento, era stata rivolta anche a Roberto Corrado, 50 anni. Oggi Adriano, insieme a un terzo fratello, Carmelo, 53 anni, deve rispondere solo dell'accusa di aver rapinato i coniugi Poddesu nel lontano 2003. Anche in quell'occasione, i due pensionati furono aggrediti e picchiati. I tre fratelli Corrado sono difesi dall'avvocato Celere Spaziante. L'udienza di questa mattina potrebbe però essere subito rinviata. Alfonso Pollidoro, nei giorni scorsi, ha infatti depositato una richiesta di rinvio per seri problemi di salute. Questi i fatti. Quartiere San Giovanni, via don Mosetto, periferia est di Ivrea. Sono le 7,30 quando Antonio Poddesu esce per fumare una sigaretta da una delle tante villette a schiera della zona. In tre sbucano dalla stradina laterale e lo portano di peso in casa. Per i rapinatori questo è un colpo senza rischi. Ma qualcosa non va nel verso giusto. I malviventi impiegano pochi secondi a immobilizzare l'anziano non vedente. La moglie, secondo le informazioni raccolte, è a letto e raramente scende in cucina. E, invece, contro ogni aspettativa, quando Matilde Ruggiero capisce che il marito è in pericolo, si ribella con tutte le sue forze. La donna urla, scalcia, cerca di resistere. A quel punto, i malviventi immobilizzano anche lei. Per farla tacere le tappano la bocca con del nastro adesivo. Ma stringono troppo e, forse, senza volerlo, la uccidono. La pensionata, infatti, soffriva d'asma. Poi si rivolgono ad Antonio Poddesu. «I soldi, dacci i soldi». I rapinatori mettono a soqquadro la cucina, tirano fuori dalle ante le pentole. In una di queste, all'interno di una cassettina di colore rosso, ci sono 28mila euro. I quattro scappano certi di averla fatta franca. Ma la scena del delitto racconta la dinamica della rapina. Sotto le unghie di Matilde Ruggiero ci sono tracce di Dna. Non solo. Sul nastro adesivo vengono trovati pezzi di guanti in lattice. In cucina ci sono impronte digitali che non appartengono agli inquilini. Tre settimane dopo i primi arresti. Vincenzo Iorio