Caccia ai black bloc Il web: denunciamoli

+di Annalisa D'Aprile wROMA È caccia ai "neri". Il giorno dopo la furia dei violenti che sabato hanno tenuto in ostaggio una piazza, gli Indignati, le forze dell'ordine, e paralizzato Roma, è scattata la ricerca. "Incappucciati", black bloc, "neri": chi sono? Anarchici, ultras, insurrezionalisti dei centri sociali di Padova, Milano, Genova, Torino, Napoli, secondo la questura della capitale. All'alba della guerriglia di piazza San Giovanni il bilancio delle persone fermate si è fermato a 20, 12 quelle arrestate (diverse sono donne), la maggior parte tra i 20 ed i 30 anni, tra loro anche sei minorenni. Gli investigatori ora devono individuare le facce coperte da fazzoletti, felpe, cappucci e caschi passando al setaccio ogni video e filmato degli occhi elettronici sparsi per la città e a bordo degli elicotteri che la sorvolavano. Un lavoro di identificazione cui stanno già partecipando spontaneamente molti cittadini che ieri hanno consegnato a Digos e polizia i loro video amatoriali, girati per strada e dai palazzi con cellulari e videocamere. Anche la rete si è mobilitata: dai social network sono partiti appelli perché il web diventi la gogna pubblica dei violenti. «Toglietevi il cappuccio se avete il coraggio. I veri indignati ci mettono la faccia» scrive su Twitter "niccagliardi" (nickname). Intanto, al vaglio del procuratore Pietro Saviotti e del sostituto Marcello Monteleone ci sono le posizioni dei 12 arrestati (cinque dei quali residenti tra Roma e provincia, mentre tre sono le donne). Oggi i due pm inoltreranno al gip la richiesta di convalida del fermo per resistenza pluriaggravata, ma i reati da contestare sono anche lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento. Tra gli arrestati con precedenti specifici ci sono un ventunenne anarchico di Lecce, studente a Bologna, bloccato dalla Digos in via Merulana; un giovane di 22 anni già denunciato per aver preso parte ad un rave in passato; una ragazza romana di 29 anni, un ragazzo di 21 anni di Brindisi, un catanese di 23 anni. Ma è sul piano organizzato da tempo dai black bloc per mettere in ginocchio la città, che ora si discute. Sabato pomeriggio la Digos ha trovato, in via Cavour, un borsone nero con dentro 10 bottiglie molotov; in piazza San Francesco di Paola ha sequestrato 4 assi di legno e sampietrini accatastati, pronti all'uso. Le "armi" sparpagliate in punti precisi del percorso rendono l'idea di una strategia mirata. «I 500 o mille violenti che hanno messo a ferro e fuoco la capitale sono gli stessi che negli ultimi quattro mesi si sono allenati in Val di Susa» dice chiaramente Stefano Esposito (Pd) riferendosi al centro sociale torinese Askatasuna «i cui capi sono da sempre alla guida del movimento violento No Tav». I disordini a Roma dunque, erano pianificati da settimane. Davvero era possibile che la questura di Roma non sapesse nulla? O, forse, è per questo che la zona rossa dei palazzi del potere era super blindata e non c'era più polizia per seguire il corteo. E quella che c'era si è solo limitata ad evitare che ci scappasse il morto. Lo scontro più violento è stato portato non a caso fino a San Giovanni, una piazza aperta, piena di vie di fuga. Proprio lì volevano far esplodere la lotta gli incappucciati arrivati dal nord e dal sud Italia. Anarchici dei centri sociali, come Askatasuna di Torino, i No Tav e anche gli ultras del sud (specie le più dure tifoserie napoletane), perfettamente coordinati e appoggiati dai centri sociali di Roma, come Acrobax, hanno studiato dove e come sferrare i loro attacchi. I teppisti, partiti sembra, soprattutto da Toscana, Val di Susa, Emilia Romagna, ma anche da Napoli, sono arrivati indisturbati con treni e bus, ed erano già riconoscibili, tra felpe con cappucci, bandane e caschi allacciati ai passanti dei pantaloni. Si sono infiltrati nel corteo, massicci e compatti hanno camminato con gli Indignati. Poi, man mano, piccoli gruppi si staccavano richiamandosi con dei cenni (il braccio alzato e le dita della mano che indicano la V) e partivano all'attacco di un obiettivo: le macchine costose, le banche. Ma è soprattutto sulle forze dell'ordine che hanno concentrato la loro furia devastratrice. ©RIPRODUZIONE RISERVATA