Cure domiciliari Un servizio di squadra

Un gruppo affiatato: sedici infermiere, una coordinatrice (Flavia Ferraro), un medico dedicato, il direttore del distretto 5 (Paolina Di Bari). E' la squadra che, con la collaborazione di operatrici socio assistenziali di una cooperativa, si occupa del servizio di cure domiciliari. Un servizio delicatissimo, per il tipo di pazienti cui si rivolge, un servizio che, sulla base di alcune segnalazioni di cittadini, funziona. Ne sono testimonianza anche le tante lettere ricevute dallo staff, alcune davvero commoventi. Ma come è organizzato? Il direttore Di Bari sottolinea come le prestazioni, in estrema sintesi, si dividano in tre categorie. La prima: quella dei prelievi di sangue a domicilio. E' un servizio rivolto a pazienti che, per anzianità o patologie, siano impossibilitati a recarsi nei poliambulatori per i prelievi, molte volte periodici a causa di patologie che necessitano di controlli frequenti. Sulla base di una richiesta del medico di famiglia, le infermiere si organizzano. «Non è facile - spiega - perchè ci sono poche unità e il distretto comprende 65 Comuni. I pazienti, invece, sono tanti: ne seguiamo mille. Stiamo cercando di migliorare il servizio sul fronte delle prenotazioni: mille pazienti che telefonano e con poco personale di segreteria può risultare difficile metterci in contatto. Stiamo incentivando l'uso della mail, ma capiamo che a volte possano esserci disagi». Ci sono poi i pazienti (attualmente 175) che necessitano di servizi infermieristici a domicilio, medicazioni, terapie farmacologiche complesse. E, infine, l'assistenza domiciliare integrata, composta di una parte legata alle competenze infermieristiche e altre per operatrici socio sanitarie. Sono seguiti anche i pazienti che hanno bisogno di cure palliative, in tutto il percorso (attualmente 7). Avvertenza: il servizio non si occupa degli aspetti sociali. Per questo, ci sono le operatrici di Inrete, con le quali la collaborazione è ottima. «Dal 1993 - sottolinea Di Bari - le prestazioni sono cresciute e la squadra lavora con abnegazione ed entusiasmo». «Certo - osserva il direttore - il nostro lavoro non può prescindere, dal rapporto di collaborazione con i medici di famiglia e le famiglie dei pazienti». (ri.co.)