Bersani: premier penoso. Fini: voto vicino
di Paolo Carletti wROMA Non si parli di Aventino, ma di «dissociazione delle opposizioni» che hanno abbandonato l'aula per non ascoltare il discorso di Berlusconi. Fuori da Montecitorio, i leader dei partiti di opposizione spiegano la scelta, e i giudizi sulle parole del premier sono sprezzanti. «Il nostro è un segnale chiaro di dissociazione da un modo di procedere che colpisce nel profondo i meccanismi democratici» attacca il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Il governo se la cava con il cinquantatreesimo voto di fiducia senza dire una parola su come vuole governare». Il discorso del premier? «Meritava di essere ascoltato?», chiede ironicamente Bersani. Poi si fa serio: «E' stato un discorso politicamente penoso». Poco più in là il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che inaspettatamente difende il presidente Napolitano («finché Berlusconi ha i numeri in Parlamento il Presidente ha le mani legate»), e sul premier: «Mi rifiuto di ascoltare Berlusconi che si comporta come Anna Marchi della televendita politica». Un discorso vuoto secondo le opposizioni, per una volta compatte e coese (radicali a parte). Ma Bersani spegne gli eccessi di entusiasmo: «Certamente quello di oggi è stato un gesto nuovo, ma non c'è dubbio che da qui a un'opposizione unita la strada non è facile». Poi chiarisce la linea del Pd favorevole a un governo di transizione, ma a certe condizioni: «Se si facesse un governo di destra, staremmo all'opposizione, se invece si fa una transizione seria, un governo che affronti le emergenze e cambi la legge elettorale, siamo pronti a discuterne e a prenderci le nostre responsabilità. Sennò, si va a votare». Bersani si dice sicuro che oggi Berlusconi incasserà l'ennesima fiducia, «ma noi abbiamo fatto vedere al mondo che un conto è Berlusconi e un conto è l'Italia». Nessun commento su Napolitano. Si avverte però un malcontento strisciante per come il Colle ha gestito la crisi dopo la bocciatura del bilancio. Bersani è cauto: «Dal Quirinale sono arrivate richieste pressanti di smetterla di sopravvivere con la fiducia, da parte di Berlusconi, la risposta è stata solo acqua fresca». C'è fibrillazione, le opposizioni annusano l'aria e sentono gli echi del malcontento arrivare dalla pancia del Pdl. Il leader di Futuro e libertà e presidente della Camera Gianfranco Fini commenta con i suoi: «Le elezioni sono sempre più vicine, ormai neanche lui crede più a quello che dice». Una bocciatura totale, nessuna apertura di credito, tantomeno dall'Udc che i dissidenti del Pdl vorrebbero nella maggioranza. Il presidente dei senatore Udc Gianpiero D'Alia taglia corto: «Berlusconi è un disco rotto, lo dimostrano le promesse mai mantenute, di cui il suo discorso era pieno. Il leader Pierferdinando Casini sintetizza: «Bossi che sbadiglia è l'immagine plastica della situazione, Berlusconi dall'uomo del fare si è tramutato nell'uomo delle chiacchiere. Ho provato disagio nell'ascoltare il suo discorso». Poi si rivolge al Pdl: «Un governo di responsabilità non è un ribaltone – dice – perché non può prescindere da una responsabilità che maturi nel Pdl. Gli amici che si sentono a disagio nel Pdl hanno tutto il nostro rispetto e attenzione. E' un disagio che in queste ore si sta moltiplicando». Un Berlusconi a fine corsa dunque, un premier che «quando parla fa crollare la Borsa com'è accaduto oggi» dicono all'Idv. E Della Vedova (Fli) che prevede elezioni in primavera, vede nel discorso di Berlusconi uno «sgarbo eversivo» a Napolitano. «Ha riscritto la Costituzione dicendo che siccome la legge prevede l'indicazione del capo della coalizione e c'è il nome sul simbolo, si va a votare». Governo di transizione e voto, le opposizioni sembrano tutte d'accordo. Ma, almeno per ora, le sorti del Cavaliere sono nelle mani del Pdl. ©RIPRODUZIONE RISERVATA