Il diktat Bce: tagli ma anche crescita

di Vindice Lecis wROMA La lettera «segreta» della Bce che il governo ha rifiutato di rendere nota al Parlamento perchè «confidenziale», e pubblicata ieri dal Corriere della Sera, solleva un velo sulla reale situazione economica e finanziaria dell'Italia. E diventa oggetto di scontro politico. Il Pd e l'Udc chiedono all'esecutivo di riferire alle Camere mentre alcuni ministri, come Sacconi, la rivendicano come faro della manovra economica. Romano Prodi la definisce un «ammonimento doveroso» perché «mette fine al caos». La lettera di Trichet e Draghi del 5 agosto assomiglia a un vero e proprio programma di governo e, come dice l'opposizione, persino al suo commissariamento. La missiva al «caro primo ministro» è infatti molto dettagliata e indica le misure urgenti da adottare per salvare l'Italia dalla bancarotta raggiungendo l'anticipo del pareggio di bilancio nel 2013 e un deficit pubblico dell'1% del Pil il prossimo anno. Con misure di «tipo greco» come la riduzione degli stipendi dei pubblici dipendenti. I punti centrali riguardano le liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, le pensioni e misure per la pubblica amministrazione. La lettera sollecita il governo ad accrescere il «potenziale di crescita» perseguendo «l'aumento della concorrenza particolarmente nei servizi». Dunque liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e professionali. Inoltre si chiede la riforma della contrattazione salariale collettiva rendendo più forti gli accordi a livello d'impresa. Ma la richiesta più forte è quella di anticipare di un anno il calendario di entrata in vigore delle misure decise a luglio. L'obiettivo è un miglior deficit, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio l'anno dopo. Vengono elencate le richieste per portare in linea il pensionamento per le donne del settore privato con quelle del pubblico e la riduzione «significativa» dei costi del pubblico impiego. Persino riducendo gli stipendi oltre che rafforzando le regole per il turn over . Le misure su crescita e finanze pubbliche, secondo la Bce dovrebbero essere «prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di settembre 2011». Si consiglia anche una riforma costituzionale «che renda più stringenti le rehole di bilancio». I ministri Brunetta e Sacconi affermano che c'è coincidenza tra la lettera e la manovra. E il deputato Cazzola (Pdl) ne trae conferma che sulla contrattazione collettiva era la Cgil ad avere torto. Ma per Stefano Fassina del Pd conferma «la drammatica condizione di commissariamento dell'Italia determinata dall'inadeguatezza del governo Berlusconi. Siamo trattati come se già fossimo in rianimazione finanziaria al pari di Grecia, Irlanda e Portogallo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA