Quel messaggio ancora così attuale

IVREA Trent'anni dopo la morte di Madre Antonia Verna, le suore della Carità dell'Immacolata Concezione di Ivrea erano già in Turchia, ad Istanbul. Anno 1868. L'espansione dell'attività delle suore si allargò presto a tutti i Paesi dell'area del Mediterraneo: Grecia, Siria, Libano, Israele, Libia. Poi toccò all'est, verso la Cina (dove furono allontanate da Mao Tse Tung) e poi ancora Argentina, America del Nord, il cuore dell'Africa, l'Albania. «Proprio nel 2011 - dice suor Palma Porro, superiora generale delle Suore di Carità dell'Immacolata Concezione - festeggeremo i cento anni di presenza in Libia. Tre sorelle saranno presenti alla cerimonia di beatificazione. Perchè non è cambiato nulla: noi siamo, secondo lo spirito della nostra fondatrice oggi beata, dove c'è bisogno». Madre Antonia Verna non si spostò mai dall'area di Rivarolo e del Basso Canavese (parliamo di una donna vissuta tra il 1788 e il 1838) ma le "sue" suore sono andate subito lontano. E lei, leggendo oggi la sua biografia, è stata davvero una donna che ha tenuto testa al suo tempo. «Prima di morire - racconta suor Anna Mastropasqua, vicaria generale delle Suore di Carità dell'Immacolata Concezione - Madre Verna esortò ad essere fedeli alla propria vocazione. Un messaggio semplice, ma universale nella sua forza legata al Vangelo e alla Vergine Maria, figura alla quale Madre Verna era molto legata. Le stesse vicende, vissute con sofferenza dalla stessa Madre Verna, legate al nome della congregazione lo dimostrano». Ed oggi come vive il messaggio la congregazione, composta da circa ottocento consacrate, l'associazione Missionarie della Carità e i laici verniani? «Il messaggio di Madre Antonia Verna - osserva suor Anna - è di grande forza. E noi continuiamo ad agire secondo il suo spirito. Essere fedeli alla propria vocazione è un messaggio che si rinnova, nel grande carisma della nostra fondatrice». Ed essere fedeli alla propria vocazione significa, di fatto, vivere con intensità la propria missione. Ieri come oggi, indossando l'abito religioso, ma anche fuori, ognuno nella professione che esercita e nella vita quotidiana. Le suore raccontano di essere sempre vicine alla povertà e pronte a combatterla ovunque sia. E suor Anna, nel suo ragionamento, non può non osservare come la povertà non sia solo quella estrema dei Paesi africani dove non c'è nulla, ma quella del degrado dei valori, della mancanza di strumenti, della difficoltà che rende a volte anche difficile la salvaguardia e la tutela della propria dignità. «Tutti possiamo essere poveri - dice -. Chi non si trova nella condizione di chiedere o condividere con gli altri? La società oggi marcia confusa. Noi siamo per i valori, siamo fedeli alla nostra vocazione e non rinunciamo al nostro impegno». Lo sa bene anche suor Palma, per dieci anni missionaria in Tanzania, oggi alla guida della congregazione. «In Italia - spiega - siamo attive nelle parrocchie, negli ospedali dove molte nostre sorelle sono cappellane. Facciamo visite a domicilio, stiamo vicino agli anziani». All'estero i progetti sono tanti. Le suore non rinunciano mai al loro essere donne e, nei Paesi più poveri, le aiutano. «Abbiamolte iniziative - osservano - che aiutano le donne all'interno della famiglia, a conservare e preservare la propria dignità». Suor Anna ricorda lo sguardo di un gruppo di donne in una delle aree più povere dell'Africa: «In forma cooperativa stanno gestendo un terreno che coltivano e poi vendono i prodotti al mercato, trovando così la sussistenza per le proprie famiglie. Nei loro occhi ho visto un grande entusiasmo, come se avessero un castello». Nel mondo, le Suore della Carità hanno un occhio particolare per i bambini. Gestiscono una scuola a Gerusalemme, nel quartiere musulmano. Il 75% dei bambini che la frequenta è di religione musulmana. Eppure non ci sono problemi. Anzi. Stessa cosa anche in Turchia, dove le suore sono presenti a Istanbul e Smirne. «E' la forza del Vangelo - sottolinea suor Palma -. La forza del messaggio di Madre Antonia Verna che ci dà autorevolezza». Già, l'autorevolezza. «Noi siamo abituate a vivere il Vangelo nella concretezza», sottolinea suor Palma. In dieci anni di attività missionaria spiega come esistano davvero certi luoghi dove le parole non servono perchè l'esempio è indispensabile. E, come tale, è dirompente. Le suore sono donne e gli esseri umani, a volte, hanno paura. L'impatto con la quotidianità delle missioni nelle aree del mondo dove manca tutto può spaventare. «Certo - ricorda suor Palma - c'è l'impatto con lingua che non si comprende e le abitudini che non si conoscono. C'è il timore di un ambiente diverso, ma ci si abitua in fretta. E il confronto con ciò che è diverso ci aiuta a capire e ci arricchisce. Tutti». E la beatificazione della fondatrice? Le aspettative? «Chiediamo al Signore - aggiunge suor Palma - di vivere sempre più intensamente il nostro messaggio. Chiediamo di andare verso l'essenzialità e la semplificazione, la sobrietà di pensiero. Così saremo più vicine al Vangelo». Rita Cola