Oculista e visiera gialla: tutti pronti per la notturna
Alla vigilia dell'anomalo Gp di Singapore di un tema pare vi sia certezza assoluta. Tutti i piloti sono passati dal loro oculista di fiducia per verificare condizione e reattività della vista. Alla luce artificiale, ovviamente. Il rimedio della nonna, cioè quello di ingoiare mirtilli e vitamine, è considerato uno dei più efficaci. Ma trattandosi di professionisti del rischio, che a Singapore sfrecciano in notturna a 300 all'ora tra i guard rail del porto, l'esperienza triennale ha portato ad approfondire alcuni aspetti. Un "must" è la visiera del casco, mutuata dalle gare di durata come la 24 Ore di Le Mans, dalle prove speciali dei rally o dagli sport sulla neve. Da neutra diventa di colore giallo, al massimo arancione: lo stesso colore dei fari delle auto. Un colore che dà profondità, aumenta la visione tridimensionale e aiuta a calcolare le distanze. Abolite le visiere fumé, dato che non c'è il sole e nessun riverbero luminoso è diretto e orizzontale. Altre difficoltà per i piloti. Le tre edizioni precedenti hanno registrato un abuso, a parte il caso Briatore di cui si legge a parte: l'utilizzo della safety car probabilmente eccessivo, a fronte dell'indiscutibile urgenza di rimuovere le vetture incidentate nello snervante toboga. E non sempre i commissari di percorso, così lontani dal concetto europeo di marshal iperpreparato, hanno dimostrato di essere all'altezza dell'impegno. Ma come si è giunti ad inserire una prova iridata in calendario proprio a Singapore? Turismo e telecomunicazioni sono alla base dell'interesse di Ecclestone per la piccola repubblica ex annessa al Commonwealth. Parte degli ingenti fondi necessari per costruire il circuito e ospitare l'anomalo Gran premio sono stati recuperati dal governo locale attraverso le tasse, i soggiorni in hotel e sui taxi. Lo show ha un prezzo e in questo caso lo pagano cittadini e turisti. Gian Paolo Grossi ©RIPRODUZIONE RISERVATA