Governo in affanno, il Pdl fa quadrato

di Gabriele Rizzardi wROMA Il Cavaliere è sotto assedio, il governo è in fibrillazione e Angelino Alfano prova a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Il segretario del Pdl lo fa dalla platea di Cortina, dove precisa che Berlusconi «non ha nessuna voglia di dimettersi», sbarra la porta alle larghe intese, blinda governo e maggioranza. «L'unica alleanza che può dare stabilità al paese è quella tra Berlusconi e Bossi. Il Pdl dice no alle larghe intese» taglia corto Alfano, che incita tutto il partito a fare quadrato intorno al Cavaliere e mette a tacere le voci che parlano di un possibile accordo con l'Udc in cambio di un passo indietro del premier. Una precisazione che sembra essere indirizzata soprattutto a Bossi, che di Casini non vuole neppure sentir parlare. E pazienza se proprio in quel momento, a Venezia, per infiammare i militanti leghisti il Senatùr torna a evocare la secessione e arriva a ipotizzare anche un referendum per ottenere l'indipendenza della padania. Un discorso che mette in grande imbarazzo il Pdl e fa infuriare le opposizioni. Per Anna Finocchiaro le parole di Bossi sono «incompatibili» con il ruolo di ministro mentre Rosy Bindi chiede al premier di «scusarsi» a nome del governo con tutti gli italiani. Antonio Di Pietro fa invece suo l'appello di Eugenio Scalfari, che dalle colonne di Repubblica ha chiesto a Giorgio Napolitano di intervenire con un messaggio alle Camere sulla «credibilità» del governo. Il Bossi di lotta, che torna a invocare la secessione, parla alle camicie verdi o si prepara a staccare la spina al governo in nome della Padania libera? Il Pdl si divide sul peso da dare alle ultime sparate del Senatùr. Ma la stroncatura delle larghe intese annunciata da Alfano testimonia il timore che i maldipancia nel Pdl possano moltiplicarsi e aprire la strada alla «defenestrazione» del capo. Pier Luigi Bersani è pronto a scommettere che il governo non arriverà alla fine della legislatura e assicura che Bossi parla di secessione per far sognare i suoi ma poi «resta col miliardario». Il governo rischia? Il passaggio parlamentare sul voto per l'arresto di Marco Milanese si annuncia strettissimo. Il Pdl teme che, di fronte ad un possibile voto segreto (L'Idv oggi formalizzerà la richiesta) ci possa essere l'incidente. Tra i fedelissimi del premier c'è chi ipotizza la saldatura dei dissidenti del Pdl con i maroniani. Il ministro dell'Interno ieri ha giurato fedeltà al Cavaliere ma nel segreto dell'urna l'ex braccio destro di Giulio Tremomonti potrebbe essere impallinato proprio da quei leghisti, e sono tanti, che mostrano sempre maggiore insofferenza nei confronti di Berlusconi e della sua politica. Nel Pdl, intanto, continua il corteggiamanto di Casini. Con buona pace per Bossi e Calderoli, che non perdono occasione per ricordare le origini democristiane del leader Udc. Nel centrosinistra, dopo lo scontro tra Casini e Di Pietro, Bersani prova a riportare un po' di serenità e traccia la road map per l'immediato futuro: mandare a casa Berlusconi , sì ad un governo di transizione e poi favorire il dialogo fra progressisti e moderati per creare una coalizione che possa essere alla guida di una «legislatura costituente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA