Tarantini, parla D'Alema «Fu usato contro di noi?»

ROMA Per Gianpaolo Tarantini quella di oggi sarà la terza volta. L'imprenditore barese comparirà di nuovo davanti ai pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, che torneranno a interrogarlo nel carcere di Poggioreale. Mentre la moglia Angela Devenuto, detta Nicla, è ai domiciliari e Valter Lavitola resta latitante, Tarantini dovrà tornare a chiarire perché il premier gli avrebbe consegnato 850 mila euro, la metà dei quali trattenuta da Lavitola. Del direttore dell'Avanti Gianpi si fidava. Il perché lo ha spiegato durante l'interrogatorio di garanzia del 3 settembre: Gianpi ha ammesso che dal 21 agosto 2010, giorno in cui è stato rimesso in libertà dopo undici mesi trascorsi agli arresti domiciliari per lo spaccio di droga che gli è stato contestato a Bari, parla solo con il giornalista. «L'unico, tra l'altro - fa mettere a verbale - perché l'aveva detto a mia moglie Berlusconi che si poteva fidare, era Lavitola, ed io con lui parlavo di tutto! Cosa che uno fa con un fratello, con una moglie, con un amico, di tutto! Parli e dici tutto». Non solo: Gianpi parla con Lavitola perché questi gli «aveva garantito al cento per cento che non era intercettato». Tarantini è al centro di sette inchieste e di mille affari. Di una vicenda che resta oscura ha parlato ieri Massimo D'Alema che, intervistato alla Festa dell'Unità di Ostia, non ha nascosto i suoi dubbi sull'imprenditore pugliese che lo scorso anno, durante la campagna elettorale, disse ai magistrati di avere pagato tangenti a Michele Mazzarano, all'epoca vicesegretario regionale del Pd. Mazzarano, ha ricordato, si autosospese dal partito. «Adesso la procura fa sapere che queste accuse non avevano il minimo fondamento. Mi viene un dubbio adesso, siccome questo Tarantini pigliava un pacco di quattrini da Berlusconi: vuoi vedere che il fatto che nel frattempo accusava i membri del nostro partito non è totalmente casuale?» ha detto l'ex premier. «Non abbiamo polemizzato in nulla con i magistrati, abbiamo rispettato il loro lavoro, ma il fatto che siano stati i magistrati di Napoli ad arrestare Tarantini, mentre quelli di Bari perseguivano i nostri compagni di partito, non è un po' strano? Talmente strano che se ne sta occupando il Csm» ha ricordato D'Alema. Nel fascicolo sullo scandalo escort, è emerso ieri, potrebbero esserci anche contestazioni relative a un incontro del 21 gennaio 2009 nell'hotel De Russie di Roma, in cui Tarantini avrebbe cercato di spartirsi con altri imprenditori e un dirigente della Asl di Bari un appalto da 55 milioni di euro per l'affidamento del servizio di pulizia, ausiliariato, portierato e supporto logistico all'interno dell'azienda sanitaria. Ma la gara non ci fu e Tarantini avrebbe continuato a fare affari, secondo l'accusa, pagando escort e tangenti.