Quarant'anni fa chiudeva la miniera I ricordi ‘dolorosi'
TRAVERSELLA Quarant'anni fa, il 3 settembre 1971, chiudeva la miniera di Traversella. Era un venerdì, ed i minatori che ancora lavoravano in galleria, al termine del proprio turno posarono per una foto, poi diventata storica. Ventidue dei trentasette operai superstiti, il lunedì successivo presero servizio alla Ferriere Fiat, a Torino, dov'erano stati trasferiti. Non è un caso, dunque, che la conferenza di chiusura del ciclo "I sabat d'la queinta" (i sabati del racconto) tenuta da Bruno Biava e intitolata "La miniera defraudata", si sia svolta nel giorno della ricorrenza dell'evento, lo scorso 3 settembre, appunto. Un appassionato intervento condito di tanta amarezza, quello dell'ex sindaco di Traversella ed ex presidente della Comunità Montana, che si è dipanato tra storia ed aneddoti. La pagina più triste, quella immediatamente successiva alla chiusura della miniera quando, tra l'indifferenza del Distretto Minerario di Torino, i macchinari furono rottamati e portati ad Aosta per essere fusi negli alti forni della Cogne. «Tutto questo, in barba alla legge mineraria che prevede tuttora che durante il periodo della concessione dei siti minerari i macchinari debbano essere mantenuti in piena efficienza» ha spiegato Biava. Un'opera di sciacallaggio continuo, quella subita a partire dal 1971 e fino ai primi Anni Novanta dalla miniera di Traversella. «Durante i vari passaggi di proprietà, sparivano mobili ed arredi che andavano poi ad abbellire gli uffici dei dirigenti di turno. Per non parlare dei minerali finiti ad arricchire le collezioni di vere e proprie comitive di cercatori che si introducevano abusivamente nella gallerie» ha raccontato Biava che ha parlato apertamente di "Rapina continua, dabbenaggini manageriali e miopia di certi politici". Un episodio, su tutti: uno degli operai trasferito alle Ferriere di Torino vide con i propri occhi gettare nel cortile da una delle finestre degli uffici della direzione montagne di documenti e fotografie, poi bruciati in un grande falò. Si avvicinò incurante dei rimbrotti di un paio di guardie, riuscendo a salvare dalla fiamme alcune immagini risalenti ai primi anni del Novecento. Il colpo di grazia a gran parte di quello che restava del comprensorio minerario lo diede poi l'alluvione del settembre del 1981 che spazzò via edifici e residui di storici impianti. Si salvò l'archivio, poi interamente informatizzato dal Comune di Traversella e custodito nella "Cà del Teimp", che copre il periodo che va dal 1914 al 1971, quello risalente alla proprietà Fiat. Con l'acquisto, nel 1998, delle ex miniere da parte del Comune, è poi stato realizzato il "Museo mineralogico e delle attrezzature delle miniere di Traversella", curato e gestito dal "Gruppo Mineralogico Valchiusella", e che documenta l' ultimo dei cinque secoli di storia della miniera. Giacomo Grosso