Le fotografie dei fratelli Pedrotti raccolte in un libro
SCARMAGNO La casa editrice canavesana Priuli & Verlucca ha da sempre riservato alla montagna e all'ambiente montanaro grande e privilegiata attenzione. Numerosissimi i titoli, le collane dedicate alle Alpi, come ad esempio "Il grande dizionario enciclopedico delle Alpi" in 12 volumi; ma anche a singoli ritratti di montagne celebri come il Cerro Torre, l'Everest, l'Annapurna, il K2, il Nanga Parbat e tanti altri in tutti i continenti. Recentemente è stato pubblicato "La montagna in musica" di Andrea Gherzi che ha vinto numerosi premi: Cardo d'argento (2° classificato), Premio ITAS di letteratura alpina (1°), Colpevole d'alpinismo (medaglia d'oro). Un altro volume segue il felice abbinamento montagna-musica, da un punto di vista molto particolare. Il titolo è "L'in-canto della montagna" con le spettacolari fotografie dei Fratelli Pedrotti e testo di Carlo Martinelli (pagg. 119 di grande formato, con fotografie a colori e in bianco e nero anche a piena e doppia pagina, collana "I fotografi della montagna", Euro 14.90). I fratelli Pedrotti sono quattro: Enrico (1905-1965); Mario (1906-1995); Silvio (1909-1999); Aldo (1914-1999). La loro notorietà in campo fotografico va di pari passo a quella che li contraddistingue nel campo delle corali alpine. Nel 1926 sono stati fra i fondatori del favoloso coro della SAT. Nel 1929 aprirono a Trento un loro studio fotografico e nel 1935, al Concorso internazionale di Dresda organizzato da Zeiss Ikon, vinsero il primo, quarto e settimo premio. Hanno fotografato la montagna nei più diversi aspetti. L'Archivio fotografico storico della Provincia di Trento conserva 113.260 loro immagini soprattutto dedicate alla montagna. Commovente e anche divertente il racconto di una delle prime esibizioni del Coro SAT al Castello del Buonconsiglio lasciato da Enrico: «Noi non volevamo cantare perchè c'era troppa gente, poi ci hanno pregati e allora abbiamo cantato, ma dietro un paravento perchè avevamo vergogna di tutti quegli occhi. Non finivano più di battere le mani e ci fecero cantare a lungo e volevano sempre farci venire fuori, ma noi niente. Alla fine ci fu qualcuno che buttò giù il paravento e ci videro, ma solo un poco perchè siamo scappati subito. Così è nato il coro della SAT». Sergio Giolito