«Momento critico, governo inadeguato»
di Rita Cola w IVREA Non piace neanche alla Cisl la supermanovra del Governo. E dà il via alla sua mobilitazione con un sit in davanti alla prefettura di Torino venerdì 9. Sergio Melis, segretario generale della Cisl del Canavese, che ne pensa? Siamo in un momento difficilissimo, ma vorrei prima fare due premesse. Prego. La prima. Sento in questi giorni dire che è l'Europa che ci chiede sacrifici e tagli, quasi come se fosse un'entità astratta. Non è così. Noi stiamo in Europa con regole condivise e ci viene chiesto di rispettarle. Ci viene chiesto di rientrare dal debito pubblico e, su questa nostra capacità, si sta misurando il grado di fiducia che si ha del nostro Paese. E questo grado di fiducia ce lo sta misurando lo Spread. E la seconda premessa? Che, a mio giudizio, c'è una inadeguatezza di questo Governo di fronte ad una situazione del genere. Come può essere capace di generare fiducia una manovra che cambia sette volte in sette giorni? La cosa che mi preoccupa di più è che non si crede nella nostra capacità di agire. E nel merito? Nel merito ci sono diversi punti. Chiediamo modifiche che garantiscano equità. E' evidente che chi ha di più deve pagare di più, ma con un sistema giusto e non discriminatorio. Perchè, ad esempio, il contributo di solidarietà riguarda i redditi alti dei soli dipendenti pubblici? Perchè la supermanovra si accanisce in modo particolare contro i dipendenti pubblici e della scuola? E la lotta all'evasione e all'elusione fiscale? Ma noi lo diciamo da una vita. Abbiamo promosso una serie di iniziative pubbliche in passato, ben prima della supermanovra. E' da tempo che chiediamo una vera lotta all'evasione e ed una effettiva liberalizzazione dei servizi pubblici locali e una riforma fiscale in grado ridurre, non aumentare, il prelievo da salari e pensioni. Ci sono, poi, temi molto spinosi, come la norma che, di fatto, cancella lo Statuto dei lavoratori. Che ne pensa? Premesso che la Cisl, per la sua storia, ha sempre ritenuto tutt'altro che utile l'intervento del legislatore sul lavoro, dico che di questa forzatura del Governo non se ne sentiva alcun bisogno. Anzi. Dico, però, che nessun sindacato mette la sua firma sotto i licenziamenti. Noi siamo per le trattative e per gli accordi a tutela dell'occupazione, non per i licenziamenti. Tutte le organizzazioni sindacali criticano aspramente la manovra, ma poi manifestano ognuna per conto proprio. Non era meglio confrontarsi? Qui siamo lontani dalle segreterie generali, ma la dichiarazione di sciopero generale della Cgil, dopo la firma dell'accordo interconfederale di giugno, ha un po' avuto il sapore di una cosa della serie noi decidiamo e facciamo bene per conto nostro. Io, personalmente, sono stato anche al presidio della Cisl a Roma e venerdì saremo a Torino, dove chiederemo anche ai parlamentari piemontesi di farsi carico delle istanze di lavoratori e pensionati che vivono nella loro regione di elezione. Lo sciopero è il momento culminante di una lotta sindacale, uno strumento formidabile, che va preparato. Io non l'ho mai escluso. In Canavese, come sono i rapporti tra le organizzazioni sindacali? Concordo con quanto ha detto Ghella della Cgil alla Sentinella, che c'è una dialettica anche aspra, ma poi, alla fine, in ogni vertenza che riguarda il territorio ci si presenta in maniera unitaria. Noi abbiamo le vertenze territoriali che, volenti o nolenti, ci obbligano sempre ad entrare nel merito per cercare soluzioni. E io mi permetto di anche di aggiungere che questo accade perchè tra noi, di Cgil, Cisl e Uil, c'è profondo rispetto personale, ma anche della storia delle nostre organizzazioni sindacali. Uno tra i punti più criticati della supermanovra riguarda il taglio degli enti locali. Anche in Canavese, su questo punto, c'è stata una sollevazione. Che ne dice? La riduzione degli sprechi e delle inefficienze del sistema, a partire dai costi della politica è doverosa. Un conto è la rappresentanza democratica, che va assolutamente salvaguardata, un'altra sono l'efficienza e la modernizzazione, che riguardano anche gli enti locali. Sono stati dati incentivi alle aggregazioni e alle unioni di servizi e non tutti l'hanno colta. Noi, sul territorio, sappiamo benissimo qual è la differenza tra la difesa del campanile ad oltranza e l'efficienza di un sistema, anche piccolo, per dare servizi. Voglio ricordare una cosa, però. Dica. Che la situazione è gravissima. Non è un film. E che se non si agisce con serietà e decisione si rischia davvero di veder soppressi i servizi. E a rimetterci, non è retorica ricordarlo, sono i cittadini, a cominciare, come sempre purtroppo accade, dai più fragili. E mi piacerebbe anche una cosa. Cosa? Che i politici cominciassero a dare il buon esempio. Sarebbe importante. Perchè c'è una cosa che mi arrovella: possibile che i politici non abbiano ancora voluto (o potuto?) interpretare il sentimento dei cittadini su certi temi. Gli italiani, tutti, hanno parlato chiaro attraverso il voto e il referendum. Strano non si voglia capire.