I sindaci oggi davanti a Montecitorio

ALICE E' Remo Minellono, vice sindaco di Alice, a dar voce alle preoccupazioni che in questi giorni serpeggiano tra gli amministratori delle valli. «Non vogliamo primi cittadini ridotti a fare gli ufficiali di anagrafe - afferma - e non accettiamo che le unioni di Comuni vengano disegnate a tavolino, è una questione di democrazia». Nelle scorse settimane, i sindaci hanno formato un fronte compatto contro l'articolo 16 della manovra finanziaria, che prevede il drastico ridimensionamento dei Comuni con meno di mille abitanti. Saranno nuovamente tutti uniti, oggi pomeriggio, a Roma, per protestare, davanti a Montecitorio, contro l'emendamento Azzolini accusato di «danneggiare drammaticamente l'assetto degli enti locali, peggiorando la stesura iniziale dell'articolo 16», come afferma il presidente regionale dell'Uncem, Lido Riba. Alcuni amministratori dei cosidetti piccoli Comuni, però,sono preoccupati anche per le idee che stanno circolando tra gli stessi rappresentanti degli enti montani ed il primo a dichiararlo ad alta voce è stato proprio il vice sindaco di Alice, durante la riunione indetta dall'Uncem lunedì scorso a Rivara. «Non sono per niente convinto che la panacea sia l'equazione Unione di Comuni uguale Comunità montane, come pare voglia sostenere l'Uncem - ribadisce Manellono -; perchè le cose funzionino, bisogna che partano dal basso, ovvero dai Comuni, i quali rappresentano il territorio, mentre le Comunità montane hanno consigli eletti in secondo grado e sono state delimitate dalla Regione, quindi dall'alto». «Adesso, il ruolo delle Comunità montane è quello di enti di sviluppo e devono impegnarsi a farlo bene; mettere insieme Comuni che non hanno affinità, o peggio ancora, che hanno rivalità secolari,sarebbe un grave danno per tutti - prosegue Minellono -. Comunque, se proprio si vuole rivedere l'organizzazione degli enti locali si apra una discussione a livello generale, tenendo presente che le indicazioni devono venire dalla base, poi si decida; non si può fare una riforma istituzionale con una manovra finanziaria decisa dall'alto; quindi, l'articolo 16 va stralciato, non modificato, ne vanno di mezzo le basi della nostra democrazia». In effetti, anche l'emendamento presentato come "salva-Comuni", in realtà, pur mantenendo i consigli comunali (ridotti a 5 consiglieri), toglie potere ai sindaci ed obbliga i Comuni a formare unioni di almeno 3 mila abitanti. In pratica, rimane la volontà di cancellare i piccoli Comuni, in gran parte montani : «Comuni che, oltre ad essere la nostra storia - sottolinea ancora Minellono - spesso, sono esempi di efficienza, dovuta anche al volontariato degli amministratori, come possiamo dimostrare qui ad Alice». Ornella De Paoli