Carcere per gli evasori, redditi online

ROMA In carcere gli evasori, redditi trasparenti e dichiarati pubblicamente sul sito web del proprio Comune, controllo di spese e pagamenti, tagli ai ministeri e qualche risorsa in più agli enti locali. Giulio Tremonti ha firmato ieri sera il pacchetto di emendamenti che corregge la manovra finanziaria presentata alla vigilia di Ferragosto. Sparisce il contributo di solidarietà (ma resta per i dipendenti pubblici e i parlamentari), sostituito da una corposa serie di norme antievasione. E' da qui che il ministro vuole pescare i mancati incassi dai prelievi sui redditi più alti degli italiani e conferma che il conto alla fine torna con i 45,5 miliardi che l'Europa esige dall'Italia per mettere a posto il bilancio. E se proprio tutto questo non dovesse bastare, Berlusconi è arrivato a ipotizzare un'Iva dal 20 al 22 per cento per tre mesi, giusto il tempo di coprire l'eventuale "buco". Ieri il ministro è tornato a Roma per presentare i correttivi alla commissione bilancio del Senato, mentre i governatori regionali attendevano di conoscere gli interventi sulle finanze locali. Con la consegna formale degli emendamenti del governo, la commissione ha deciso di non proseguire in seduta notturna. Sia il presidente del Senato, Schifani, che il relatore della legge finanziaria, Azzolini, hanno confernato che saranno rispettati i tempi che, come richiesto da Bruxelles, devono essere strettissimi. Oggi la commissione tornerà a discutere i diversi emendamenti (già fissate le convocazioni alle 14.30 e alle 20.30) con l'obiettivo di arrivare a una votazione già in serata. Questo sarà possibile se verrà raccolto l'invito del presidente Schifani, rivolto a tutte le parti, di ritirare gli emendanti che sono stati presentati. E che non sono pochi, se si pensa che solo quelli della maggioranza sono oltre 700. Per martedì, infine, è previsto l'avvio del dibattito in Senato. Resta sempre aperta la questione della fiducia. Per il momento prevalgono i buoni intenti e tutti auspicano un dibattito in aula. Se però il nodo dello scontro sociale è stato scongiurato con il passo indietro sul ritocco delle pensioni, il viatico alla discussione della manovra è ostacolato da due scogli non indifferenti. Il primo è quello, non nuovo, degli enti locali che contestano gli eccessivi interventi sui trasferimenti, poco consolati dal passaggio della Robin tax interamente nelle loro casse. Il secondo invece è del tutto nuovo, legato proprio alla scelta odierna di Tremonti: i ministeri dovranno accollarsi completamente il taglio di 6 miliardi di euro, per niente mitigato, come previsto in origine, dai 900 milioni di euro proprio della Robin tax. «Se quelle cifre non saranno ripristinate - ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa - sarà difficile per i ministeri andare avanti». I tecnici contabili del dicastero, pur rilevando la difficoltà di gestione a fronte di un simile taglio, sostengono che sarà possibile nel corso dell'anno recuperare quelle risorse devolute alla causa del risanamento del bilancio.r.t. ©RIPRODUZIONE RISERVATA