Preso a calci e pugni Uomo rapinato di 2 mila euro
IVREA Gli agenti del commissariato di polizia di Ivrea stanno indagando per ricostruire l'esatta dinamica dell'aggressione con rapina ad un pensionato di 62 anni avvenuta all'alba dell'altro ieri, lunedì, davanti ai cancelli di un'azienda di via Burolo. L'uomo, residente in un piccolo centro ai confini con l'Eporediese se la caverà in una ventina di giorni e dopo essere stato medicato al pronto soccorso dell'ospedale di Ivrea è stato dimesso in giornata: ha subìto un forte trauma ad una spalla e gli sono state riscontrate diverse ecchimosi in molte parti del corpo in seguito alle percosse ricevute. I fatti. E.C.Z., 62 anni, alle prime luci del giorno di lunedì, sono circa le 6,30, va ad aprire i cancelli della ditta del figlio. Come spesso accade l'uomo sistema il piazzale dove trovano posto gli automezzi dell'azienda in attesa dell'arrivo dei dipendenti. Ma questa volta il pensionato non fa neppure in tempo ad inserire le chiavi nel pesante lucchetto che blocca le due ante del cancello. Lo colpiscono alle spalle, in tre, a volto scoperto. Un agguato in piena regola: un pugno, una botta in testa e una volta a terra il povero pensionato si prende anche un calcio. E.C.Z. ha un borsello con documenti e denaro. Proprio i soldi sembrano essere il vero obiettivo dei rapinatori: circa 2000 euro che spariscono con gli stessi rapinatori che fanno perdere le loro tracce. Poche le testimonianze raccolte dagli investigatori, anche perchè a quell'ora del mattino in via Burolo non c'è anima viva. I malviventi potrebbero essersi allontanati a piedi, attraverso i campi nel territorio tra i Comuni di Ivrea e Cascinette, oppure in auto con un complice che li attendeva alla guida. Difficile trovare riscontri di questa brutta vicenda che E.C.Z. non dimenticherà tanto facilmente. A parlare è il figlio della vittima, titolare della ditta che opera nel settore dell'edizia da oltre una decina d'anni: «E' stato mio padre ad avere la forza di chiamare il "113" e pochi stanti dopo è arrivata l'ambulanza del 118 - spiega I.C.Z. -. Lo stavano aspettando, non c'è dubbio». (mabe)