A Ivrea Estate la boxe e il mistero della vita
IVREA S'intitola Tatanka (questa sera, lunedì 29 agosto, al Castello, per Ivrea Estate) il film del giovane regista campano Giuseppe Gagliardi, ed è tratto da un racconto di Roberto Saviano ambientato a Marcianise e dintorni. Ha per protagonista un giovane pugile dilettante, Clemente Russo, novantuno chili, peso massimo, che nei suoi incontri di boxe si è ispirato al bisonte maschio, perchè Tatanka, nel linguaggio degli indiani Sioux, vuole dire attaccare l'avversario sul ring a testa bassa, con una tecnica rabbiosa e temeraria, che gli ha portato fortuna, fin dai tempi in cui si allenava nella palestra Excelsior, della sua città. Per Clemente la boxe è anche il modo di riscattare la sua esistenza giovanile, in un ambiente dove i ragazzi vengono reclutati dalla camorra e vince la legge del più forte, come è successo al protagonista che ha saputo tuttavia riscattare il suo passato. Inoltre il regista si è ispirato anche al capolavoro del Toro scatenato e tante altre pellicole del genere, che hanno fatto proprio lo slogan "La boxe è una metafora di salvezza". Domani sera, martedì 30 agosto, per il cinema di Ivrea Estate 2011, sempre nel cortile del castello, si proietta The tree of live (L'albero della vita) di Terrence Malick, Palma d'Oro 2011. Texas, anni Cinquanta. Jack cresce tra un padre autoritario e una madre dolce e protettiva, stretto tra due modi dell'amore forti e diversi e costretto a condividerli con i due fratelli che vengono dopo di lui. Poi, la tragedia, che moltiplica le domande di ciascuno: la vita, la morte, l'origine, la destinazione, l'albero della vita che è tutto questo, che è di tutte le religioni, l'albero che si può piantare e che sovrasta, che è simbolo e creatura, schema dell'universo e geneaologia di una piccola famiglia degli Stati Uniti d'America, immagine e realtà. Testimone di una capacità rara di sapersi meravigliare, Malick ha realizzato un film tanto atteso per la natura dei temi indagati, quanto essenziale. Si ha l'impressione che con questo film, che parla a tutti, universalmente, non interessi a Malick di comunicare per forza con nessuno, ma che l'abbia fatto innanzitutto per se stesso. Flavio Ruffatto