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IVREA Un uomo probo, dal latino probus, che cresce bene. Così uno dei generi ha definito l'architetto Annibale Fiocchi, in apertura della cerimonia funebre, sobria e raccolta, tenutasi venerdì in duomo. Tante rose bianche, per l'ultimo evento terreno del grande professionista, sono state scelte dalle quattro figlie Simonetta, Donatella, Roberta e Maria Cristina. E' stata una cerimonia semplice, officiata da don Silvio Faga, ma predisposta, in ogni suo dettaglio, proprio dall'architetto, che ha voluto lanciare così il suo ultimo messaggio, non solo ai suoi famigliari ma a tutti coloro che erano presenti alle esequie. E quell'uomo mite, generoso, modesto ha scelto la poesia "Se" di Rudyard Kipling per il suo ultimo insegnamento. "Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù/o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune/Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo/Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto/ dando valore a ognuno dei sessanta secondi/ tua è la Terra e tutto ciò che contiene, /e, cosa importante, sarai un Uomo". E il percorso di vita dell'architetto è stato proprio scandito dal contenuto profondo di queste parole. Come professionista ha sempre compiuto scelte rispettose delle persone che poi avrebbero fruito delle strutture da lui pensate, sia come luogo di lavoro che come abitazione. Si è sempre preoccupato dell'ambiente e della sua salvaguardia, ha studiato e rispettato la storia della città che lo accolse giovane con tante idee, determinazione e sogni che non l'hanno mai allontanato dalla realtà. Fiocchi ha vissuto il Rinascimento di Ivrea, una città che parla, oggi e per sempre, di lui. Anche i passi del Vangelo, letti dai suoi quattro nipoti, sono stati scelti con cura da Fiocchi stesso e non poteva mancare il discorso della Montagna. "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio". E chi ha conosciuto Annibale Fiocchi ha potuto riconoscere in lui una purezza, di spirito e di idee, che gli ha permesso di vivere una vita professionale ricca di soddisfazioni e una vita privata circondata dall'affetto della sua grande famiglia. Maria Cristina, la più giovane delle figlie, ha raccontato: «Papà ha voluto regalare i suoi libri ai suoi nipoti, in base alle loro attitudini e preferenze intellettuali. Lui stesso ha trascritto con la macchina per scrivere il testo della poesia di Kipling, che tutti, forse dovrebbero leggere per perseguire un po' di modestia, così importante ma scarsa nel mondo che ci circonda». La salma dell'architetto è stata trasferita a Milano e tumulata presso la tomba di famiglia, dove riposerà accanto alla moglie Mila. (g.a.)