«La mia sola colpa? Essere sindaco durante l'alluvione»
BORGOFRANCO Un salasso da 90 mila euro. E' quanto ha dovuto sborsare, a titolo di risarcimento, l'ex sindaco di Borgofranco, Claudio Ferrando, condannato anche dalla Cassazione a risarcire i danni patrimoniali e psicologici patiti da una donna e dal figlio, residenti in frazione Paratore, a seguito degli eventi alluvionali del novembre 1994. Un caso che ha più volte fatto parlare di sé in questi anni e che torna ora all'attenzione dell'opinione pubblica per lo sfogo dell'ex sindaco sugli esiti di questa lunga e controversa vicenda giudiziaria. Ferrando ha inviato nei giorni scorsi una lettera all'attenzione dell'attuale primo cittadino, Fausto Francisca. «La sentenza della Corte di Cassazione, che ha giurisdizione su tutto il territorio nazionale, crea un "precedente" che deve essere preso in massima considerazione - spiega Fausto Francisca - non solo da tutti i sindaci, ma anche da tutti gli amministratori comunali. Ho inviato ad Anpci, Anci, Uncem, Lega delle Autonomie ed a tutte le più alte cariche dello Stato, della Regione e della Provincia la lettera di Ferrando perché sappiano cosa può capitare dopo anni, ad un sindaco colpevole di essere rimasto in carica durante l'alluvione del 1994. Questo caso è un precedente che deve essere conosciuto da tutti, specie da chi ha individuato nei sindaci del piccoli comuni, la causa del dissesto finanziario dello Stato Italiano» evidenzia Francisca. Ferrando, nella sua lettera, ripercorre le tappe della vicenda che lo ha visto protagonista: «Nel novembre del 1994 si verificò su quasi tutto il territorio della Regione un evento alluvionale di forte intensità che causò ingenti danni ad abitazioni e infrastrutture. La Regione e il Governo decretarono lo stato di calamità naturale e vennero pertanto indennizzati i danni ai privati sulla base di perizie accertate. In questo contesto una residente, dopo aver ottenuto i benefici previsti dal decreto, evocava in giudizio, nell'ottobre del 1997, il Comune e il sottoscritto, per ottenere la condanna in solido e il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e psicologici subiti da lei e dal figlio, all'epoca minorenne». In primo grado il tribunale di Ivrea condannò Ferrando e assolse il Comune di Borgofranco. Ma la vicenda non finì lì. Anzi. Nel ricorso, la Corte d'Appello di Torino condannò anche il Comune e Ferrando a risarcire una somma complessiva di 140 mila euro. Di qui il ricorso alla Cassazione. Che ha confermato quando già deciso dai giudici di Appello e ponendo così la parola fine, sotto il profilo giudiziario, della vicenda. «La Corte di cassazione - prosegue Ferrando - si è pronunciata in via definitiva il 22 marzo 2011, con una motivazione estremamente sintetica e per nulla soddisfacente confermando la decisione della Corte d'Appello come sentenza ben motivata. Il riesame della controversia non era pertanto possibile». Ferrando ha quindi dovuto pagare 90 mila euro. «Pago senza sapere quale tipo di reato abbia commesso se non quello di essere sindaco all'epoca dei fatti - conclude con amarezza -. Ho voluto esternare queste considerazioni e delusioni perché siano di monito e avvertimento per gli attuali e futuri sindaci affinché si tutelino nelle sedi opportune onde evitare il ripetersi di queste incredibili vicende». Amelio Ambrosi