Senza Titolo

Agosto a Ivrea. Viene da chiedersi: che cosa sarebbe la città se non esistessero le Pro Loco, capaci di tenere accesa la vita dei quartieri riproponendo (come documentiamo anche in questa pagina) le vecchie usanze e le feste di un tempo, semplici ma dalla gente sempre gradite e partecipate? Cosa sarebbe la vita sociale eporediese se non ci fosse quel tanto vituperato Elvio Gambone ad animare, col frastuono un po' scomposto di sagre paesane e tradizioni contadine, l'evoluta città dell'informatica e di quella cultura olivettiana che ci aveva insegnato a dialogare con scrittori e artisti di statura internazionale, ospitare rassegne di livello, applaudire spettacoli da "grande palcoscenico"? Viene da chiederselo, dopo una stagione che ha visto questa città ridotta a una landa silenziosa e desolata, con strade deserte ad ogni ora del giorno; con la maggioranza di bar e negozi chiusi senza che qualcuno (pare) abbia pensato a stabilire un calendario di turni per far sentire un po' meno solo lo smarrito viandante al quale fosse toccata la sventura di trovarsi, (ovviamenteper caso), a passare di qui. Ma poi, viene da chiedersi, chi potrebbe avere un motivo per venire, d'estate, a Ivrea? Tutto chiuso per ferie, municipio compreso; fuggiti verso lidi migliori tutti quegli amministratori che amano tanto termini come "vocazione turistica", "fare sistema"; quelli che creano "distretti" la cui funzione resta oscura ai più; quelli che pretendono di essere ancora credibili quando predicano di voler imprimere una svolta a una città che non sa più in cosa e in chi riconoscersi. E ancora di più viene da chiederselo quando, scorrendo le pagine che ogni settimana La Sentinella del Canavese pubblica sotto il titolo di "Week End", si ha il piacere di imbattersi in una miriade di piccoli e grandi centri che, dalle remote valli all'Alto Canavese, sono impegnati nel proporre occasioni di incontro, attrattive, svago, richiamo, utilizzando al meglio le loro scarse risorse. Da lì sì si capisce quanto sia pretestuosa la giustificazione dei pochi fondi a disposizione, che gli amministratori eporediesi accampano per spiegare come la loro città da "capoluogo del Canavese" si sia trasformata nello sperduto paesone di una immobile e opaca provincia, che è oggi. È perchè qui a mancare non sono tanto i denari ma piuttosto le idee e la creatività. E allora si rinuncia a farsi domande e si ringrazia che ci siano le Pro Loco, che esistano i Gambone. (d.l.)